Strategie nel trattamento della depressione

STRATEGIE  NEL TRATTAMENTO DELLA DEPRESSIONE

Negli ultimi decenni sulla depressione è stato scritto molto, in questo articolo vorrei limitarmi ad affrontare le strategie che hanno avuto successo nel trattamento di questa patologia.

Nel caso della depressione, la tentata soluzione più comune:

  • consiste nella tendenza del soggetto a “lamentarsi” e a fare la “vittima”, atteggiamento a cui familiari e amici vanno incontro incoraggiandolo, consolandolo e proteggendolo.

Quindi  nella prima fase della terapia in caso di depressione richiedo

  1. un  intervento specifico di tipo familiare, seguito da un processo di ristrutturazione del sistema percettivo-reattivo del paziente.
  2. Solitamente convoco tutti i familiari e li invito a partecipare alla terapia, anzi li nomino co-terapeuti.
  3. E’ fondamentale perché la terapia si svolga in modo fluido. Anche il linguaggio utilizzato dovrebbe assumere un tono collaborativo.

Al termine della seduta viene data una prescrizione:

  • Stabilire un spazio serale ben determinato di trenta minuti , in cui tutti i membri della famiglia dovranno rimanere seduti in assoluto silenzio per ascoltare le lamentele del paziente.
  • Chiedo ai familiari di rispettare il massimo silenzio sulla situazione del paziente  fino alla riunione successiva, ignorando qualunque richiesta di essere aiutato o ascoltato.
  • Nella maggioranza dei casi, la famiglia quando ritorna, riferisce  che” il paziente all’inizio si è lamentato molto ma dopo un po’ non ha trovato più niente di cui lamentarsi”, durante la seconda settimana il paziente ha smesso del tutto di lamentarsi nel corso della giornata e ha cominciato a passare il tempo facendo altre cose. La depressione si è concentrata interamente nella mezz’ora serale.

Mantengo la prescrizione e utilizzo la tecnica del “come se “:

“Ogni mattino dovrà chiedersi cosa farebbe di diverso oggi se non avesse più questo problema? Fra tutte quelle che le vengono in mente, scelga la cosa più piccola ma concreta che può mettere in pratica. Ogni giorno dovrà scegliere una cosa piccola ma concreta come se avesse già risolto il suo problema e metterla in pratica”.

Normalmente i pazienti tornano con una lista di piccole azioni che hanno fatto come se fossero guariti.

Così la depressione diminuisce, mentre aumentano le cose che il soggetto desidera fare.

Dopo alcune settimane, se la terapia è stata efficace, il paziente avrà completamente smesso di lamentarsi e di “fare la vittima”.

L’obiettivo della tecnica di “come se” (Watzlawick,1990)

  • consiste nell’introdurre alcuni piccoli cambiamenti nella routine quotidiana della persona depressa.
  • Benché sia minimo, il cambiamento innescherà una reazione a catena di cambiamenti che sovvertiranno il sistema nel suo complesso.
  • Questa prescrizione è un esempio emblematico della teoria delle “catastrofi” di Thom e “dell’effetto farfalla”.
  • Se riusciamo a fare in modo che il paziente, almeno una volta al giorno, modifichi l’atteggiamento con cui costruisce la propria realtà disfunzionale, anche in contesti apparentemente non correlati.
  • Il paziente proverà un’esperienza emozionale correttiva, che potrà essere facilmente estesa introducendo ulteriori comportamenti “come se”, per costruire infine una nuova realtà funzionale che sostituisca quella precedente e disfunzionale.
  • Le piccole ma concrete  azioni “come se” sovvertono gradualmente la consueta interazione tra il soggetto e la sua realtà, conducendolo a provare qualcosa di diverso dal normale, liberandolo dal vecchio sistema percettivo-reattivo pessimista.

L’associazione di rituale familiare, congiura del silenzio e tecnica del “come se” permette di trattare con successo la maggior parte dei casi di depressione; le tre prescrizioni lavorano insieme per spezzare il  circolo vizioso precedente, riorientando le risorse del  paziente verso l’autoguarigione.

Il trattamento è piuttosto diverso per quei pazienti che vengono in terapia di propria iniziativa e non vogliono coinvolgere gli altri nei lori problemi e cercano di lottare da soli contro questo stato di impotenza.

Il primo intervento dovrebbe comunque avere lo scopo di identificare  e di conseguenza bloccare le tentate soluzioni messe in atto dal paziente per superare lo stato depressivo, e allo stesso tempo stabilire con precisione e consolidare le strategie funzionali che possono aiutarlo a uscire da un labirinto apparentemente senza uscita.

E’ fondamentale lavorare con le sensazioni e non sul piano razionale: altrimenti continuerebbero a ricadere nelle solite trappole.

Vengono utilizzate due strategie :

  •  Oltre al “Come se”
  • la prescrizione del “come peggiorare” , che è una strategia orientata al problema che mira a svelare le tentate soluzioni messe in atto che mantengono e peggiorano il problema

 

Di solito l’effetto di queste due prescrizioni sono sufficienti per indurre nel paziente esperienze emozionali correttive, che sbloccano la situazione.

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