Le paure e fobie che bloccano la propria vita: come superarle

 

LE PAURE  E FOBIE CHE BLOCCANO LA VITA

PAZIENTE  FOBICO

  1. Una percezione del mondo come pericoloso e di se stessi come fragili.
  2.  Sintomatologia caratterizzata da palpitazioni, sudorazione,
  3.  Sensazioni di soffocamento fino ad arrivare ad attacchi di panico.

 


  • CONFLITTO PSICOLOGICO

Si muovono acrobaticamente fra una ricerca di protezione e  l’anelito all’autonomia.

Il conflitto tra un mondo avvertito come pericoloso e il desiderio di essere liberi di esplorarlo da soli, svincolandosi da relazioni protettive, caratterizza i pazienti forbici.

Si differenziano dalle persone inibite che sono poco esplorative e mantengono assetti di vita fondati sulla dipendenza da altri.

Molti dei pazienti soprattutto claustrofobici sono persone indipendenti, insofferenti dei vincoli, amanti dei viaggi, appassionati di sport rischiosi.

  • STORIA DELL’INFANZIA E ADOLESCENZA

Di regola, nell’infanzia, nella fanciullezza e a volte anche nell’adolescenza , i soggetti che diventeranno fobici si posizioneranno nel polo meno apprezzato nel proprio nucleo, quello dell’attaccamento e della dipendenza.

  • Molti ricordano in terapia di essere stati bambini molto attaccati soprattutto ai genitori, tutt’altro che entusiasti di frequentare l’asilo nido e la scuola materna.

Il forte attaccamento, la difficoltà ad allontanarsi per bambino dal suo punto di riferimento, risponde di regola allo stato emotivo dell’adulto di riferimento, spesso bisogno della vicinanza del bambino. Questo stesso genitore, non diversamente dagli altri membri della famiglia, valorizza i familiari liberi, indipendenti, a volte autosufficienti.

Il bambino via via che cresce, si accorge che i suoi comportamenti, che scaturiscono dal suo rapporto con l’adulto a cui è collegato e che fanno di lui un bambino sensibile, prudente, poco esplorativo sono considerati negativamente.

Mantenere la relazione significa quindi per il bambino ricevere una definizione negativa.

Deriva dal fatto che la stessa figura principale di attaccamento valorizza membri della famiglia che hanno un comportamento opposto a quello del bambino.

Quindi il bambino inizia a sperimentare che esplorazioni e attaccamento si escludono reciprocamente.

Questo conflitto caratterizzerà la storia del soggetto, sarà elaborato in modi diversi, a volte verrà superato con strategie adattative creative, altre volte sarà alla base dell’esordio sintomatico che spesso irrompe proprio quando i soggetti  cercano di emanciparsi dai legami sentiti come vincolanti.

L’esordio sintomatico fa abortire i tentativi di svincolo da legami avvertiti come limitanti.

IL PERCORSO PSICOTERAPEUTICO

Ma il soggetto fobico non si arrende e cerca disperatamente di disfarsi dei sintomi per guadagnarsi una posizione nel polo valorizzato della semantica della libertà.

La valorizzazione della libertà è all’origine dell’anticonformismo. Una delle belle qualità delle persone con orientamento fobico.

I pazienti fobici lottano contro i loro sintomi. La cosa che più desiderano è liberarsi dalle paure dagli attacchi di panico  e poter finalmente esplorare, svincolandosi da umilianti relazioni protettive.

Temono anche di diventare dipendenti dal terapeuta.

L’alleanza può svilupparsi  se la terapia si configura come una base sicura , per l’esplorazione da cui il paziente può avvicinarsi e allontanarsi abbastanza liberamente.

  1. Riconoscere la posizione di aiuto del terapeuta 
  2. Essere collaborativi.
  3. La volontà di superare i propri sintomi, unitamente alla possibilità di costruire facilmente l’alleanza terapeutica, permette un buon successo.
  4. Il successo è generalmente alto delle psicoterapie con i pazienti dello spettro fobico

La voglia di libertà dei pazienti può diventare una trappola per la terapia. Il rischio è che il terapeuta, spesso inconsapevolmente, aderisca al progetto emancipativo del paziente, segnato dalla premessa che la propria realizzazione personale e la stima di sé richiedano lo sganciamento dei legami affettivi.

I soggetti fobici sono prigionieri dell’idea di libertà come assoluta e solitaria indipendenza dalle relazioni.

Questa idea è alimentata da un mito pernicioso della nostra cultura, che contrasta con la natura sociale della nostra specie. Ed è tanto più nefasta per chi, come il soggetto fobico, proviene da una storia che lo ha reso consapevole della sua vulnerabilità e dei pericoli di cui il mondo è intriso.

Il progetto emancipativo , con l’aiuto del terapeuta , va costruito dentro il ricco patrimonio di relazioni vitali di cui dispone, e non fuori, nella landa desolata dell’autosufficienza.

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