Gelosia: è possibile trasformarla in comportamenti efficaci?

GELOSIA

Per gelosia si intende uno stato emotivo nel quale vi è il dubbio, con o senza giustificato motivo, che la propria relazione sia messa a repentaglio dall’interesse e dalle attenzione del proprio partner verso una terza persona.

L’emozione della gelosia può manifestarsi con rimurginio, ruminazione, verifiche costanti delle intenzioni del partner, stalking, abuso psicologico e fisico, nella sua forma più drammatica, con l’omicidio .

Si caratterizza, inoltre, per la presenza di rabbia, ansia, tristezza e senso d’impotenza.

E’ necessario ricordare come la gelosia non si limiti alle relazioni amorose e possa manifestarsi in rapporti amicali, professionali o gruppali. In questi casi, l’emozione riflette il timore che la relazione in oggetto e la gratificazione che ne deriva possano venir meno.

Gli studi effettuati hanno evidenziato un’interazione tra attaccamento ansioso e incertezza della relazione nel determinare l’insorgenza della gelosia . Altri contributi hanno ipotizzato una relazione tra gelosia e deficit di autostima , dipendenza e effetti serotoninergici.

Spesso la gelosia è stata descritta come un’emozione irrazionale, negativa e distruttiva, derivante da scarsa autostima e da una storia di attaccamento problematica.

La gelosia si configura come una strategia evolutiva volta alla protezione dell’investimento genetico: se la partner fa sesso con altre persone, subentra l’incertezza circa la paternità biologica di un eventuale figlio e l’investimento genitoriale risulta minacciato. Se, al contrario, è l’uomo ad essere promiscuo, la donna può mettere in dubbio la disponibilità a impegnarsi nella protezione della prole.

Tuttavia, nonostante sia un’emozione denigrata, di cui spesso le persone si vergognano o per cui si sentono in colpa, avendo un carattere universale, può essere convogliata verso comportamenti positivi anziché verso strategie di coping disfunzionali.

Gli approcci cognitivo-comportamentali si sono focalizzati sull’individuazione e la modifica delle interpretazioni o delle assunzioni disfunzionali che la generano,  la teoria cognitiva tradizionale di Beck, è stata integrata con i modelli metacognitivi, l’accettazione, la mindfulness e gli schemi emozionali. (Leahy & Tirch,2008).

 Obiettivo centrale della terapia

Aiutare il paziente a normalizzare le emozioni vissute come problematiche. Alcuni credono che la gelosia sia segno di un serio disturbo psicologico e di non doverla mai provare.

  •  In terapia, al fine di normalizzare la gelosia, può essere utile chiarirne le caratteristiche.
  • L’insorgenza di questa emozione rientra nella naturale competitività per la trasmissione genetica e per l’investimento genitoriale

La reazione comportamentale alla gelosia può essere più problematica rispetto all’emozione in sé: un soggetto può essere geloso ma evitare di denigrare  mentre un altro può accusare il partener o negargli il proprio affetto.

Non è quindi l’emozione a rappresentare un problema quanto i possibili comportamenti emessi. 

Anziché discutere la gelosia esclusivamente in termini di pensieri disfunzionali e irrazionali, il terapeuta inizia ad approcciare lo stato d’animo del paziente validandone emozioni e percezioni.

Il paziente potrà riconoscere  come tale emozione non fosse affatto una propria prerogativa, ma un qualcosa di universalmente sperimentato da molte altre persone in determinate condizioni.

Ovviamente, validare la gelosia non equivale a giustificare o incoraggiare la ruminazione, la tendenza a preoccuparsi a criticare o ad agire in base ad essa.

Il terapeuta può  ricorrere alle tradizionali tecniche della terapia cognitiva:

  • l’identificazione del contenuto dei pensieri,
  • la categorizzazione delle distorsioni cognitive,
  • l’analisi dei costi/benefici, la valutazione delle prove a favore e contro,
  • il role play, quale consiglio si darebbe a un amico e lo sviluppo di interpretazioni più bilanciate e razionali

Il soggetto geloso, a fronte di credenze disfunzionali che influenzano il contenuto dei pensieri automatici e le emozioni che ne conseguono, interpreterà informazioni neutre come minacce, utilizzando “bias” cognitivi:

  • la lettura del pensiero” E’ interessato a un altro” ,
  • la personalizzazione “ Si mette a leggere il giornale perchè non mi trova più attraente e interessante”,
  • la previsione del futuro “Mi lascerà
  • l’ipergeneralizzazione “ Si comporta sempre così”.
  • I pensieri negativi possono sommarsi all’insicurezza “ Sono noiso ecc..”

Le dimensioni degli schemi emozionali possono essere affrontati come segue:

  • Durata: “ E’ possibile che la gelosia vada e venga e che talvolta scompaia autonomamente? Se sapesse che la gelosia è passeggera, sarebbe meno turbato?Il paziente può notare come la gelosia si riduca quando lavora, parla d’altro o si impegna in attività gratificanti insieme al partner
  • Controllo: Potrebbe pensare che la sua gelosia sia fuori controllo. Molte persone credono che quest’emozione aumenterà, a meno che non facciano qualcosa, come cercare rassicurazioni tempestando di domande il partner. C’è una differenza tra provare gelosia e agire in modo problematico? Deve necessariamente agire in base all’emozione o può fare qualcosa di diverso e più adattivo?
  • Accettazione Ci sarebbero dei vantaggi se accettasse di essere geloso a volte, anziché criticarsi o cercare di reprimere questa emozione? Cosa accadrebbe se si dicesse: Si , talvolta sono geloso, ma questa emozione va e viene?. L’accettazione non equivale ad affermare che le sensazioni siano piacevoli o desiderabili, ma aiuta a riconoscere la presenza nel “qui e ora” con la prospettiva che scompaiono in un secondo momento
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *