Quando l’ansia diventa una normalità.

Impariamo a riconoscerla: ci aiuterà a riportarci in asse. 

Esiste un tipo di ansia sottile, cronica, che si confonde con il normale umore. Non viene quasi mai considerata ma è presente nella vita di molte persone .

  1. Ansia costante, fastidiosa, cronica, che vive sotto traccia per lungo tempo e apparentemente senza un motivo. 
  2. Un’ansia insidiosa, che sfugge alle classificazioni e alle diagnosi, innanzitutto perché chi la vive sembra essere abituato alla sua presenza e quindi non si allarma e non la segnala al medico. 
  3. Come se facesse parte della sua vita, quasi invisibile, eccetto in alcuni momenti nei quali di colpo si rende conto che invece esiste, ed è una presenza davvero scomoda. 

Facciamo un esempio: ” stai facendo la spesa in un market dove c’è poca gente e non hai alcuna fretta, in uno stato in apparenza tranquillità .Mentre aspetti alla cassa, ti accorgi allimprovviso di essere in ansia: la muscolatura è tesa,  sembra che debba cadere qualcosa che devi fare in fretta  o che qualcuno ti stia aspettando, anche se non è così. Non è un attacco dansia vero proprio, bensì uno stato dansia di cui ti rendi conto in quel momento. Altra scena sei con familiari o amici in una situazione conviviale tranquilla, in assoluta serenità. Ma un certo punto ti accorgi di una tensione interna, come una preoccupazione, come se ci fossero chissà quali problemi da affrontare, anche se in realtà non è così.

Consideriamo, che quest’ansia non arriva all’improvviso, ma è già presente. Se sei impegnato non la senti, mentre se sei in disimpegno, te ne accorgi. Implica una costante tensione emotiva di medio bassa intensità, che non ha bisogno di crisi acute per far sentire il suo messaggio. 

  • Sta segnalando un malessere, un fastidio.
  • Percepisci la fatica anche quando non dovresti farne, ti fa sentire preoccupato anche quando non lo sei. 
  • Sembra mandare in scena una sorta di scomodità, una postura psichica inadatta, un atteggiamento mentale sbagliato. 
  • Come se non riuscissi a stare nel presente, goderti il momento e rilassarti. 

Ritrova il tuo presente.

Come se ci fosse una discrepanza tra ciò che sei e ciò che riesci a essere, la tensione psicofisica esprime questa difficoltà posturale. 

  • Quest’ansia indica la modalità con cui stai affrontando la quotidianità, ti fa essere teso, scomodo, insicuro. 
  • Ti impedisce di essere a tuo agio lì dove ti trovi. Questo perché non sei concentrato
  • Sei troppo avanti col pensiero, proteso verso obiettivi futuri, in costante atteggiamento anticipatorio. Oppure sei troppo indietro, la rincorsa di parti di te che stai cronicamente trascurando, in costante atteggiamento di recupero. 
  • Ti manca, quindi un baricentro temporale: o troppo avanti o troppo indietro, ma il più delle volte tutte e due. Ciò che lasci indietro  andando troppo avanti, ma non riesce ad andare bene avanti perché ci sono cose rimaste indietro. 
  • Quindi un circolo vizioso che deve essere spezzato. Il baricentro va riportato nel presente. 

Scopriamo così che questa forma dansia un motivo ce lha, ed è anche molto raffinato: esprime un disequilibrio sottile, non spettacolare, ma proprio per questo difficile da vedere. Possiamo dire che senza questa tensione, forse non ci accorgeremo di nulla.

 Riscopri cosa conta per te

Quest’ansia scomoda, perciò è frutto della sapienza del sistema nervoso, che coglie la situazione interiore e di conseguenza, tende i muscoli come se il corpo fosse tirato un po’ avanti e un pò indietro. Dando come risultato una rigidità posturale che bene imita la controversa dinamica psichica.

  1. L’ascolto attento del sintomo, ancora una volta, ci aiuta a capire quello che sta succedendo e a impostare un orientamento terapeutico, rivolto verso un miglioramento della qualità della vita soprattutto della vita mentale.
  2. Dobbiamo fare un’attenta ricognizione della nostra scala di priorità e dell’attribuzione di significato agli eventi, perché evidente che esista ormai da tempo, un certo disordine. 
  3. Scopriremo, con una certa sorpresa, che nel nucleo più profondo di questo sintomo c’è una richiesta ancora più importante, quello di fare uno scatto nello sviluppo della personalità. 
  4. Percepire meglio cosa siamo e cosa non siamo.
  5.  Godere non solo dei momenti ufficialmente belli, ma anche del semplice esistere, dei momenti anonimi. Proprio come fare la spesa, rilassarsi con gli amici stare senza far niente. Un’ansia preziosa che, se risolta, si trasforma in gioia di vivere. 
Autostima

L’Autostima, terapia breve per superare le insicurezze

Nessuno può farti più male di quello che fai tu a  te stesso”. Gandhi.

Mai come negli ultimi tempi gli insoddisfatti di sé stessi crescono, l’insicurezza sembra un’epidemia, che sta producendo più vittime del coronavirus.

Aumentano il numero di persone che convivono ogni giorno con la sensazione di non essere adeguate.

Un timore di essere giudicati inadeguati rispetto agli standard sempre più elevati che la società impone. Può riguardare ogni ambito della vita: lavoro, vita privata, relazioni sociale.

Anche se spesso il giudice più severo si rivela quello interiore: che continua a ricordarci, che comunque non è mai abbastanza, che malgrado tuti gli sforzi effettuati non sarete mai attraenti e capaci e poco interessanti.

Per tamponare la fragile autostima ci si nasconde spesso e volentieri dietro le bugie, facilmente smascherabili, che finiscono inevitabilmente per danneggiare se stessi e i propri rapporti . Altre volte assecondiamo gli altri in una sorte di sottomissione relazionale. Pur di essere accettati anche se non siamo d’accordo rispondiamo a qualunque cosa ci viene richiesto. Per timore di deludere gli altri si finisce intrappolati nel bisogno di compiacere l’altro per essere costantemente benvoluti e apprezzati.

La paura di non essere all’altezza può spingerci alla fallimentare ricerca della perfezione. Una fatica inutile. Lo sforzo di perfezione rischia di trascinarci nella grande imperfezione o per eccesso di rigidità o per perdita del controllo.

La tanto agognata pietra filosofale chiamata autostima, non si eredita, ma si costruisce.

Come sosteneva Albert Einstein, “la misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario. Si è sconfitti solo quando ci si arrende. Il percorso per diventare capaci implica provare, carriere e rialzarsi.”

  1. La propria sicurezza, viene guadagna sul campo, dimostrando a se stessi che siamo in grado di agire concretamente.

2. Bisogna evitare gli obiettivi impossibili.

3. Accettare che qualunque abilità complessa va acquisita a piccoli passi.

4. Per saltare in alto bisogna prima allenarsi e saper tollerare le frustrazioni.

5. Nessuno può sostituirsi al nostro posto. La responsabilità di affrontare le prove che la vita ci pone è personale.

6. Se deleghiamo a qualcun altro, ci priviamo di un’importante opportunità di crescita, oltre a incrementare le nostre insicurezze

7.Spesso il bisogno di fare bene, ci irrigidisce nella ricerca di una perfezione irrealistica e stagnante.

8.Occorre tenere a mente che non si può piacere a tutti, vista l’enorme varietà dei gusti, valori, opinioni e abitudini che caratterizza il genere umano.

Le relazioni sono come un tango: per creare relazioni costruttive occorre stabilire rapporti reciproci nel dare e ricevere. Possiamo piacere agli altri solo se corriamo il rischio di mostrarci per quello che siamo, con le nostre debolezze, senza fingere, con i nostri pregi difetti.

Come superare i momenti più critici.

Superare i momenti critici e vivere pienamente il presente

Nella società occidentale del benessere , specialmente in questo periodo di epidemia da “Covid-19″ sembra impossibile raggiungere un controllo sulla realtà e sui nostri pensieri, come il famoso “andrà tutto bene” .

  1. Immagina per un momento che quasi tutto ciò che credi su come raggiungere la felicità è in realtà inesatto o falso. Immagina che siano proprio queste  convinzioni a farci sentire infelici.
  2. Se in realtà fossero proprio i nostri sforzi per riconquistare la felicità a impedirci di ottenerla?
  3. Se scoprissimo che quasi tutte le persone che conosciamo si trovano sulla stessa barca?

Non sto ponendo queste domande soltanto per attirare l’attenzione, ma molte ricerche scientifiche lo dimostrano.

  • Conduciamo la nostra esistenza affidandoci a molte convinzioni inutili e inesatte a proposito della felicità, idee ampiamente accettate solamente perché tutti sanno che è così.  Tali convinzioni sembrano assolutamente sensate, ed è per questo che li ritroviamo in quasi tutti i libri di auto-aiuto. Purtroppo, però, queste idee fuorvianti creano un circolo vizioso. Questa trappola psicologica è nascosta così bene che nulla ci fa sospettare di esserci dentro.
  • Si può imparare a riconoscere la trappola della felicità e cosa ancora più importante, si può scoprire come uscirne.
  • Siamo prigionieri, un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, in una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni negative. Che poi è una battaglia contro la realtà e contro la stessa natura dell’essere umano.
  • Perennemente in lotta e destinati alla sconfitta, dato che il controllo che abbiamo sui nostri pensieri ed emozioni è in realtà infinitamente minore di quanto la nostra cultura voglia farci credere, come abbiamo potuto sperimentare difronte a un virus sconosciuto. E’ inevitabile ritrovarsi spossati, frustrati e delusi di sé e della propria esistenza.
  • Occorre un percorso per prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri, destinati a perseguire chimere impossibili: essenzialmente in ricerca di emozioni e pensieri positivi pensando di  recuperare la nostra libertà di scegliere di agire come riteniamo meglio per noi.
  • E’ possibile applicando i principi della ACT (Acceptence and Commitment Therapy), di Russ Harris un approccio terapeutico che ha solide base scientifiche, con l’obiettivo di sviluppare la flessibilità psicologica che ci consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori. 

Gestire la sofferenza veleggiando tra le onde della vita

GESTIRE LA SOFFERENZA

IMPARARE A VELEGGIARE TRA LE ONDE DELLA VITA

E’ possibile gestire il dolore e la sofferenza ?

Quando la realtà ci crolla addosso può farlo in modi diversi. A volte accade  con una tale violenza che pare annientarci: è il caso della morte  di una persona  amata, di una malattia grave, un incidente inaspettato, la disabilità di un figlio, la perdita di lavoro.

Altre volte invece, la realtà ci colpisce in modo meno devastante ma altrettanto diretto:

  • come quando ci sentiamo sopraffatti dall’invidia  verso qualcuno che ha  quello che desidereremmo avere,
  • dalla solitudine nei momenti in cui misuriamo la distanza fra noi e gli altri,
  • dal risentimento tutte le volte che ci sentiamo trattati ingiustamente, dalla frustrazione per aver fallito un certo traguardo.

Spesso non si è preparati a gestire il dolore soprattutto se imprevisto.

Una psicoterapia scientificamente dimostrata che si chiama ACT di Russ Harris Acceptance and commitment Therapy, finalizzata ad imparare a resistere agli urti della vita, trovando un modo appagante di vivere la realtà anche quando esiste uno scarto difficile da colmare tra la realtà e i propri desideri.

Utilizzando  i principi dell’ACT significa:

  • Conquistare la calma nonostante il caos o la sofferenza
  • Orientarsi nelle tempeste emotive
  • Aumentare il senso di connessione con noi stessi e con gli altri
  • Utilizzare le proprie emozioni dolorose per coltivare tolleranza e saggezza
  • Guarire dalle ferite e diventare più forti

Tra le Tecniche utilizzate:

  1. defusione
  2. neutralizzazione

Defusione significa separarci dai nostri pensieri, vederli per quello che sono veramente e lasciare che siano così come sono.

Ci sono tre principali tipi di strategie per praticare la defusione:

  1. notare,
  2. dare un nome
  3. neutralizzare.

Neutralizzare i propri pensieri significa porli in un nuovo contesto nel quale è possibile facilmente riconoscere che sono nient’altro che parole e immagini, neutralizzando efficacemente il potere che hanno su di noi.

Le tecniche di neutralizzazione implicano generalmente l’accentuazione o degli aspetti visivi (cioè vederli) dei pensieri o dei loro aspetti uditivi (cioè sentirli) o di entrambi.

Ricordando che lo scopo della defusione non  è sbarazzarsi dei pensieri indesiderati né ridurre le emozioni sgradevoli.

Lo scopo è quello di permetterci di coinvolgerci pienamente nella vita anziché perdersi o farsi bistrattare dai propri pensieri. Quando pratichiamo la defusione dai pensieri inutili, spesso scopriamo che di lì a poco scompaiono o che le nostre emozioni sgradevoli si riducono rapidamente; ma questi risultati sono dei bonus extra, non l’obiettivo principale.

Cambiare: quando il cambiamento è difficile

IL CAMBIAMENTO

La maggior parte degli psicologi, ritiene che il cervello sia costituito da due sistemi indipendenti che lavorano in parallelo. Il lato emotivo, la parte istintiva, che prova dolore piacere, poi c’è il lato nazionale,  la parte che giudica e analizza, quella che guarda al futuro.

L’umanità è sempre stata consapevole della tensione fra di essi.

  • Platone scriveva: la parte razionale  tiene le redini di un cavallo ribelle.
  • Freud descrisse: “Es” egoista, il “Super io”, il coscienzioso “IO” che deve mediare tra i due.
  • Gli economisti comportamentali hanno definito le due istanze del sè come pianificatore e esecutore.

UTILIZZIAMO LA GUIDA per descrivere la parte razionale e l’ELEFANTE per descrivere il nostro lato emotivo

In sella all’elefante, la guida tiene le redini sembra esercitare il comando ma il suo controllo è precario, perché molto piccola in confronto agli elefanti. Molti di noi hanno fin troppa familiarità con la situazione in cui l’elefante ha la meglio sulla guida. La debolezza degli elefanti, il nostro lato emotivo istintivo, è chiara: l’elefante è pigro e incostante, spesso alla ricerca della gratificazione immediata invece di quella a lungo termine.

Quando gli sforzi per il cambiamento falliscono, di solito è colpa dell’ elefante, dato che spesso il cambiamento richiede sacrifici a breve termine per ottenere risultati nel lungo periodo.

Spesso i cambiamenti falliscono perché la guida non sa tenere l’elefante sulla strada abbastanza lungo per raggiungere la destinazione. Anche l’elefante a enormi punti di forza. L’emotività e il suo territorio d’elezione: l’amore, la compassione, l’empatia, la lealtà. Per chi vuole realizzare un cambiamento: è l’elefante quello che ottieni risultati. Per progredire verso un obiettivo, è necessaria l’energia e la tenacia dell’elefante.

La principale debolezza della guida: la tendenza a perdere tempo a pensare troppo. La sua analisi verte quasi sempre sugli elementi problematici, anziché sulle eccellenze. Se volete cambiare le cose, dovete fare appello a entrambi. La guida si occupa della pianificazione e della direzione, l’elefante fornisce energia.

Quindi, se in azienda riuscite a comunicare con le guide ma non con gli elefanti, il vostro team sarà competente ma non motivato. Se raggiungete i loro elefanti ma non la guida, avrete dipendenti motivati ma che non sanno dove andare. Quando guide e gli elefanti sono in disaccordo sulla direzione da prendere, sorge un problema. La guida può averla vinta temporaneamente, sentire le origini con forza e obbliga l’elefante alla sottomissione. Ma la guida non può rimanere a lungo in un tiro alla fune contro un animale enorme: presto o tardi esaurirà le energie.

Per modificare i comportamenti:

  • Indirizzare la guida: quella che sembra resistenza è spesso una mancanza di chiarezza. Quindi è importante dare istruzioni chiare e non equivoche.
  • Motivare l’elefante. Quella che sembra pigrizia è spesso stanchezza. E’ essenziale coinvolgere il lato emotivo delle persone. La guida non riesce ad imporsi con la forza molto a lungo.
  • Tracciare il percorso. Quello che sembra un problema di persone è spesso un problema di situazione. Dando forma al percorso aumenterete la probabilità di un cambiamento, qualunque cosa accada alla guida e all’elefante (effetto scodelle più piccole per il popcorn al cinema)

Come far scattare un cambiamento

Ciascuno ha un lato emotivo, l’elefante, e un lato razionale la Guida, dovete parlare ad entrambi. Spianare la strada perché abbiano successo. In breve, dovete fare tre cose:

  1. Indirizzare la guida.
  • Trovare le eccellenze. Indagate su ciò che funziona e clonatelo.
  • Sceneggiate le mosse decisive Non pensare alle grandi cose, pensate a comportamenti specifici.
  • Indicate la destinazione. Il cambiamento è più facile se sapete dove state andando e perché ne vale la pena.

2.    Motivare l’elefante.

  • Trovare il sentimento. Sapere qualcosa non basta a scatenare il cambiamento. Fate in modo che la gente provi un’emozione.
  • Minimizzare il cambiamento. Fate a pezzetti il cambiamento finché non smettete di far paura all’elefante.
  • Far crescere le persone. Coltivate un senso di identità e instillate una mentalità di crescita.

3. Tracciare il percorso.

  • Ottimizzare l’ambiente. Quando la situazione cambia, cambia il comportamento. Quindi voi dovete cambiare la situazione.
  • Costruire abitudine. Quando il comportamento è abituale, è gratis: non stanca la guida. Cercate modi per incentivare le buone abitudini.
  • Radunare il greggio. Il comportamento è contagioso: aiutatelo a propagarsi

Superare gli ostacoli

 

Problema: Cambierò domani

Consigli: minimizzate il cambiamento per poter cominciare oggi.

Se non potete cominciare oggi, fissata una stimolazione per domani.

Problema: la gente mi dice sempre non funzionerà.

Consigli: trovate un’eccellenza mi dimostri che può funzionare. C’è situazione che sia un fallimento al 100%. Come un terapista centrato sulla soluzione, cercate gli istanti di successo.

Potete creare a tavolino un successo che aiuti la vostra squadra cambiare mentalità?

Problema: so cosa dovrei fare, ma non lo sto facendo.

Consigli: saperlo non basta. Avete un problema di elefante.

Pensate al salvataggio in cinque minuti. Iniziare in piccolo può aiutarmi a superare la paura. Qual è la cosa più semplice che potete fare, in questo istante, che rappresenterebbe un piccolo passo verso l’obiettivo?

Cercate soluzioni del percorso. Come potete ottimizzare l’ambiente in modo da essere costretti a cambiare?

Il comportamento è contagioso. Coinvolgete altre persone in modo da rinforzarvi a vicenda.

 

Problema: le persone erano entusiaste ad inizio, ma poi abbiamo avuto momenti difficili e abbiamo perso l’energia.

Consigli: concentratevi sulla costruzione di abitudini. Quando create abitudine, ottenete il nuovo comportamento gratis, ed è meno probabile una ricaduta.

Motivate l’elefante rammentando alle persone quanto hanno ottenuto.

Insegnate la mentalità di crescita. Ogni successo passa attraverso momenti difficili. Ricordate di  non lasciarsi prendersi dal panico quando il gioco si fa duro. Non date l’elefante una scusa per arrendersi.

Iniziate a sviluppare la mentalità di crescita. Il progresso non è sempre facile: il successo richiede alcuni fallimenti lungo la strada. Non buttatevi giù a ogni cosa che va storta.

Problema: Tutti sembrano d’accordo che dobbiamo cambiare, ma poi non succede niente.

Consigli: ricordate, quella che somiglia a resistenza spesso è mancanza di chiarezza.

Non dimenticate il percorso. Ci sono ostacoli che potete rimuovere?

Potete trovare eccellenza che serve da modello per il comportamento desiderato

 

 

Le Emozioni: esistono strategie utili per gestirle?

Esistono strategie utili per gestire le emozioni?

Nella terapia l’attenzione è rivolta alle emozioni, che vengono accettate , validate e comprese.

Con lo scopo primario di condividere una visione della sofferenza, come sensata e innocua,  che riflette valori importanti, che non deve essere per forza tenuto a bada.

  • Non è un difetto ma fa parte della natura umana. Incoraggiare l’espressione delle emozioni e validarle è un aspetto imprescindibile della relazione terapeutica, per ricondurli  ai valori personali importanti.
  • Le emozioni vengono considerate come una ricca fonte informazioni sui bisogni del paziente.

Il terapeuta incoraggia la flessibilità e l’ampliamento degli stati emotivi e riformula quelli conflittuali interni in varietà e ricchezza dell’esperienza. Affrontare le proprie emozioni in seduta permette di sperimentare la diminuzione di intensità. Il paziente ne comprenderà l’inoffensività e transitorietà.

Il clinico  riconosce l’impatto delle credenze emozionali del paziente sul modo di considerare la presenza e lo invita alla condivisione, superando alcuni approcci problematici.

  • Condividere le emozioni
  • Evitare eccessivo affidamento sulla razionalità e sul problem solving
  • Superare il timore di essere una persona  irrazionale
  • Concedere  il tempo necessario per esprimere le proprie emozioni
  • Esaminare la varietà di emozioni alla base di un vissuto
  • Passare il messaggio che l’obiettivo della terapia è affrontare anche l’emozioni dolorose
  •  Le emozioni dolorose non rappresentano il problema da eliminare

Elicitare  le emozioni non  significa limitarsi a chiedere al paziente come si sente, ma implica anche indagare le sensazioni fisiche, i ricordi le immagini che evocano i suoi stati d’animo. Osservare espressioni non verbale del volte del corpo, l’intonazione della sua voce e le pause. I momenti in cui le sue emozioni appaiono bloccate o incoerenti con l’argomento trattato.

Esprimere emozioni e  il proprio disagio emotivo rappresenta infatti il primo e decisivo passo verso il trattamento.

 

Nel modello degli schemi emozionali, il nucleo problematico non è rappresentato tanto dalle emozioni stesse, quanto dall’utilizzo di strategie disfunzionali quali  l’ evitamento, la fuga, i comportamenti autolesivi  e l’ uso di sostanze.

Approcci utilizzati per lavorare in terapia con le emozioni .

  • Identificare l’emozione del paziente come punto chiave della terapia
  • Impegnarsi a rispettarle
  • Indagare un’ampia gamma di emozioni
  • Prendere atto di come la terapia cognitiva possa facilmente sembra invalidante
  • Collegare le emozioni dolorose a valori sovraordinati
  • Universalizzare le emozioni
  • Far presente come, nonostante un’emozione possa sembrare senza fine, essa svanirà inevitabile con il passare del tempo
  • Validare la presenza di emozioni ambivalenti e fare in modo di creare spazio sufficiente per ognuna di esse.
  • Suggerire che altre emozioni possono essere un obiettivo legittimo ma non necessariamente prioritarie

Le sedute di terapia  possono essere il momento ideale per concentrarsi sulle emozioni e sui pensieri , facendo di notare come obiettivo della terapia consista nell’aiutarlo a gestirle.

 La cosa più importante, è  come può rendere la propria vita più piena, più significativa e più gratificante.

Imparare a convivere con i propri emozioni, riconoscerle  nella vita di ogni giorno e abbandonare le strategie disfunzionali (evitamento) per raggiungere obiettivi significativi per vivere in accordo con i propri valori. Rappresentano aspetti importanti non solo della terapia stessa, ma anche soprattutto per una vita completa.

La maggior tolleranza delle emozioni sgradevoli permette di creare relazioni più strette,  prendere decisioni che si percepiscono giuste per sé, stabilire le proprie priorità.

  • Spesso pensiamo che emozione dolorosa che proviamo sia anche l’unica, perché ci concentriamo completamente su di essa. Occorre pensare alle proprie emozioni come all’insieme delle note di cui può disporre un musicista ora l’insieme dei colori che utilizza il pittore. 
  •  E provare a prendere in considerazione altre emozioni, non necessariamente connesse a ciò che  è capitato , possiamo esaminare se ci sono alti aspetti  rilevanti nella  propria vita Ad esempio,  la consapevolezza che  certe cose sono importanti e hanno valore. 
  • A volte ci concentriamo sulle emozioni o sull’esperienza che giudichiamo al momento importante e vi rimaniamo intrappolati, perdendo di vista altre emozioni, esperienze e altre possibilità.

È come andare in un grande museo rimanendo al giorno fermi a guardare solo un quadro, che nemmeno ci piace. Ci sono molte altre bellissime opere d’arte da vedere. Provare a pensare: Cos’altro dovrei provare? Dove altro potrei guardare? Ogni esperienza è un’opportunità per sperimentare un’emozione diversa, E ogni emozione offre nuove opportunità.

L’approccio degli schemi emozionali propone che è possibile, a dispetto della presenza di emozioni problematiche, possono fare tutto ciò che ritengono importante: parlare in pubblico anche se ansiosi, trattare genitori con gentilezza anche se arrabbiati con loro, lavorare con i colleghi anche se non hanno completa fiducia in loro.

 

Gelosia: è possibile trasformarla in comportamenti efficaci?

GELOSIA

Per gelosia si intende uno stato emotivo nel quale vi è il dubbio, con o senza giustificato motivo, che la propria relazione sia messa a repentaglio dall’interesse e dalle attenzione del proprio partner verso una terza persona.

L’emozione della gelosia può manifestarsi con rimurginio, ruminazione, verifiche costanti delle intenzioni del partner, stalking, abuso psicologico e fisico, nella sua forma più drammatica, con l’omicidio .

Si caratterizza, inoltre, per la presenza di rabbia, ansia, tristezza e senso d’impotenza.

E’ necessario ricordare come la gelosia non si limiti alle relazioni amorose e possa manifestarsi in rapporti amicali, professionali o gruppali. In questi casi, l’emozione riflette il timore che la relazione in oggetto e la gratificazione che ne deriva possano venir meno.

Gli studi effettuati hanno evidenziato un’interazione tra attaccamento ansioso e incertezza della relazione nel determinare l’insorgenza della gelosia . Altri contributi hanno ipotizzato una relazione tra gelosia e deficit di autostima , dipendenza e effetti serotoninergici.

Spesso la gelosia è stata descritta come un’emozione irrazionale, negativa e distruttiva, derivante da scarsa autostima e da una storia di attaccamento problematica.

La gelosia si configura come una strategia evolutiva volta alla protezione dell’investimento genetico: se la partner fa sesso con altre persone, subentra l’incertezza circa la paternità biologica di un eventuale figlio e l’investimento genitoriale risulta minacciato. Se, al contrario, è l’uomo ad essere promiscuo, la donna può mettere in dubbio la disponibilità a impegnarsi nella protezione della prole.

Tuttavia, nonostante sia un’emozione denigrata, di cui spesso le persone si vergognano o per cui si sentono in colpa, avendo un carattere universale, può essere convogliata verso comportamenti positivi anziché verso strategie di coping disfunzionali.

Gli approcci cognitivo-comportamentali si sono focalizzati sull’individuazione e la modifica delle interpretazioni o delle assunzioni disfunzionali che la generano,  la teoria cognitiva tradizionale di Beck, è stata integrata con i modelli metacognitivi, l’accettazione, la mindfulness e gli schemi emozionali. (Leahy & Tirch,2008).

 Obiettivo centrale della terapia

Aiutare il paziente a normalizzare le emozioni vissute come problematiche. Alcuni credono che la gelosia sia segno di un serio disturbo psicologico e di non doverla mai provare.

  •  In terapia, al fine di normalizzare la gelosia, può essere utile chiarirne le caratteristiche.
  • L’insorgenza di questa emozione rientra nella naturale competitività per la trasmissione genetica e per l’investimento genitoriale

La reazione comportamentale alla gelosia può essere più problematica rispetto all’emozione in sé: un soggetto può essere geloso ma evitare di denigrare  mentre un altro può accusare il partener o negargli il proprio affetto.

Non è quindi l’emozione a rappresentare un problema quanto i possibili comportamenti emessi. 

Anziché discutere la gelosia esclusivamente in termini di pensieri disfunzionali e irrazionali, il terapeuta inizia ad approcciare lo stato d’animo del paziente validandone emozioni e percezioni.

Il paziente potrà riconoscere  come tale emozione non fosse affatto una propria prerogativa, ma un qualcosa di universalmente sperimentato da molte altre persone in determinate condizioni.

Ovviamente, validare la gelosia non equivale a giustificare o incoraggiare la ruminazione, la tendenza a preoccuparsi a criticare o ad agire in base ad essa.

Il terapeuta può  ricorrere alle tradizionali tecniche della terapia cognitiva:

  • l’identificazione del contenuto dei pensieri,
  • la categorizzazione delle distorsioni cognitive,
  • l’analisi dei costi/benefici, la valutazione delle prove a favore e contro,
  • il role play, quale consiglio si darebbe a un amico e lo sviluppo di interpretazioni più bilanciate e razionali

Il soggetto geloso, a fronte di credenze disfunzionali che influenzano il contenuto dei pensieri automatici e le emozioni che ne conseguono, interpreterà informazioni neutre come minacce, utilizzando “bias” cognitivi:

  • la lettura del pensiero” E’ interessato a un altro” ,
  • la personalizzazione “ Si mette a leggere il giornale perchè non mi trova più attraente e interessante”,
  • la previsione del futuro “Mi lascerà
  • l’ipergeneralizzazione “ Si comporta sempre così”.
  • I pensieri negativi possono sommarsi all’insicurezza “ Sono noiso ecc..”

Le dimensioni degli schemi emozionali possono essere affrontati come segue:

  • Durata: “ E’ possibile che la gelosia vada e venga e che talvolta scompaia autonomamente? Se sapesse che la gelosia è passeggera, sarebbe meno turbato?Il paziente può notare come la gelosia si riduca quando lavora, parla d’altro o si impegna in attività gratificanti insieme al partner
  • Controllo: Potrebbe pensare che la sua gelosia sia fuori controllo. Molte persone credono che quest’emozione aumenterà, a meno che non facciano qualcosa, come cercare rassicurazioni tempestando di domande il partner. C’è una differenza tra provare gelosia e agire in modo problematico? Deve necessariamente agire in base all’emozione o può fare qualcosa di diverso e più adattivo?
  • Accettazione Ci sarebbero dei vantaggi se accettasse di essere geloso a volte, anziché criticarsi o cercare di reprimere questa emozione? Cosa accadrebbe se si dicesse: Si , talvolta sono geloso, ma questa emozione va e viene?. L’accettazione non equivale ad affermare che le sensazioni siano piacevoli o desiderabili, ma aiuta a riconoscere la presenza nel “qui e ora” con la prospettiva che scompaiono in un secondo momento

Amori finiti, puoi superarli senza soffrire

Amori finiti : puoi superarli senza soffrire troppo

Spesso in terapia viene riportato il dolore per un abbandono che fa star male“ Ho bisogno di lui o di lei”.

E’ possibile uscirne ?

il dolore serve a farci cambiare pelle, ad essere pronti per una nuova stagione.

Proprio in quei momenti è altro ciò di cui abbiamo bisogno: ritrovare la sorgente interiore della gioia di vivere.

La prospettiva da cui guardiamo le cose è la vera malattia, non il dolore dell’abbandono. Quando mettiamo in primo piano le nostre idee, i nostri giudizi, i nostri progetti, la nostalgia ci distrugge, “devo strare con lui o con lei …solo con lui sto bene ..ho bisogno di lei”.

Il dolore sta facendo un’altra cosa: sta sciogliendo il passato, sta distruggendo un identità fasulla che ci siamo costruiti e quindi sta preparando il nostro futuro. Quando le relazioni finiscono e devono andare via , noi dobbiamo lasciarle andare, è la natura.

E’ normale sentire il dolore, sta innescando la nostra metamorfosi, ci cura, la resistenza che opponiamo, impedisce al dolore di svolgere il suo compito.

Occorre mettere in primo piano il processo naturale.

Cercare di trattenere qualcuno che non ci vuole più può solo rendere cronica la sofferenza.

Spesso piangiamo la nostra idea di amore ideale che è andata in frantumi, piangiamo quella immagine di” bella coppia”. In realtà abbiamo bisogno di un altro nutrimento emotivo, che solo noi possiamo produrre.

Se la relazione è finita significa che occorre dare senso alla propria vita senza aspettare che sia l’altro a renderci felici.

Siamo noi la sorgente della nostra felicità, occorre accudire noi stessi, accogliere il dolore e aspettare il nuovo e l’abbandono sofferto si rivelerà la cosa migliore che ci poteva capitare.

Utilizzo delle Immagini nel percorso terapeutico

Le immagini ci cambiano la prospettiva.

Quando ci affidiamo a loro, smettiamo di voler mettere a posto le cose, di volerle capire e di voler rimediare.

Entriamo in un’altra prospettiva, più naturale, più fluida, in cui le cose accadono come devono accadere e il nostro compito non è giudicarle, controllarle, guidarle, cambiarle, ma accoglierle. La nostra anima sa cosa ci serve e con le immagini ci aiuta ad allinearci alle energie necessarie per soddisfare i nostri bisogni.

Quando soffriamo per un abbandono, allora, non dobbiamo pensare al passato.

Senza darci alcun compito occorre abbandonarsi a questa fantasia: immagina un animale ,nel suo territorio, con le sue azioni naturali. Giorno dopo giorno questa immagine attiverà le sostanze naturali dell’autoguarigione, portandoci in nuovi territori mentali, verso nuove energie, nuovi incontri e nuovi amori

Per l’ INSONNIA : CBT intervento breve cognitivo comportamentale

INSONNIA

L’insonnia è un disturbo molto diffuso, causato da molteplici fattori e spesso associato a disagi fisici e mentali.

I medici di famiglia , ai quali in genere si rivolgono i soggetti che ne soffrono, privilegiano valutazioni anamnestiche rapide e trattamenti farmacologici, spesso non risolutivi del disturbo.

 Una valida alternativa è rappresentata dai trattamenti basti sulle attuali conoscenze dei processi psicobiologici di regolazione del sonno. Si tratta di interventi brevi, focalizzati sul sonno, facilmente integrabili con tecniche di conclamata efficacia di tipo cognitivo-comportamentale.

Tale approccio, CBT (Cognitive-Behaviour Therapy) rappresenta una strategia molto efficace sia come trattamento centrato sul disturbo del sonno, sia come trattamento combinabile con altre farmacoterapie e psicoterapie.

VALUTAZIONE CLINICA E INDICAZIONI

  • Per un accurata valutazione vengono utilizzati il Questionario  MEQ  e Diari giornalieri.
  • Viene valutata l’evoluzione temporale del disagio psicologico per capire se e in quale misura essa possa essere causa o conseguenza del disturbo del sonno
  • Valutazione del la tipologia circadiana: esiste un continuum da un estremo, individui più attivi nelle prime ore del mattino e all’altro estremo coloro che hanno migliori prestazioni alla sera. Aiuterà il clinico a definire con il paziente orari e abitudini di sonno consoni con i suoi ritmi biologici e le sue preferenze circadiane.
  1. Esempio un paziente che si dispone a dormire alle 23 ma costantemente non si addormenta fino all’1 andrà incoraggiato a disporsi a letto più tardi in modo da essere più in sintonia con la sua effettiva propensione al sonno
  2. Se si sveglia alle 6 al mattino , ma si alza dal letti alle 8 andrà incoraggiato ad alzarsi prima e semmai ad anticipare l’ora dell’addormentamento. Le Indicazioni mirano a ridurre il tempo trascorso a letto senza dormire.

 

INDICAZIONI PER IL CONTROLLO DEGLI STIMOLI

  1. Vada a letto solo quando ha sonno.
  2. Non usi il letto per rimuginare sulle cose fatte o da fare o su altre preoccupazioni e neppure per discutere, parlare al telefono di lavoro o per altre cose impegnative.
  3. Eviti di mangiare a letto e anche di usarlo per leggere, guardare la televisione. Userà il letto solo per dormire.
  4. Prima di andare a letto, metta in atto, regolarmente, delle attività che servono anche a segnalare  alla sua mente che è il momento di andare a letto a dormire, ad esempio, prepari alcune cose per la colazione del giorno dopo. Fissi la sveglia alle ore desiderate, si lavi denti, indossi pigiama.
  5. Faccia in modo che il suo letto sia il più confortevole possibile, con il cuscino che preferisci il numero di coperte adeguate. Una volta eletto assume una posizione che più mi concilia il sonno.
  6. Appena a letto,  si disponga subito a dormire. Se non si addormenta in tempo ragionevole, (entro 15 minuti),vada in un’altra stanza e  svolga qualche attività rilassante o noiosa finché non sentirà di nuovo di avere sonno. Quando si sente  sonnolente torni a letto a dormire.
  7. Tutte le volte che le capita di svegliarsi durante la notte e di non riaddormentarsi entro un tempo ragionevole ripeta le operazioni descritte al punto quattro.
  8. Ricordi che al sonno non si comanda. Le persone che dormono bene non fanno nulla, lasciano che il sonno avvenga spontaneamente. Invece se ci si sforza di dormire, mente e corpo si attivano e questo impedisce l’inizio del sonno.

REGOLE PER UNA CORRETTA IGIENE DEL SONNO

  1. Mettersi a letto solo se ci si sente sonnolenti.
  2. Svegliarsi approssimativamente alla stessa ora, compresi i fine settimana.
  3. Non fare sonnellini diurni.
  4. Non assumere alcolici nelle ultime due ore prima di andare a letto.
  5. Non assumere sostanze eccitanti ,come la caffeina, nelle sei ore prima di andare a letto
  6. Evitare di fumare nell’ultima mezz’ora prima di andare a letto.
  7. Evitare di mangiare cioccolata e zuccheri di bere caffè, tè e grosse quantità di liquidi prima di andare a letto o nei risvegli notturni
  8. Praticare attività fisica regolarmente ma non prima di andare a letto.
  9. Rendere più confortevole possibile la camera da letto

 

ISTRUZIONI PER IL CONTROLLO COGNITIVO

  1. Dedichi venti minuti, all’inizio della serata (ad es. intorno alle 19) per sedersi su una poltrona con una penna e un blocco di carta.
  2. Pensi a ciò che è successo durante il giorno, come è andata come si sente per questo:  le cose più rilevanti.
  3. Butti giù un elenco di ciò che deve fare e tutti i passaggi per completare ciò che ha lasciato da fare.
  4. Cerchi di usare questi 20 minuti per sentirsi più organizzato e padrone della situazione e chiuda il blocco quando ha finito.
  5. Se sopraggiungono pensieri nuovi veramente importante, li annoti su un foglio che terrà sul comodino e se ne occupi solo l’indomani.

 

ISTRUZIONI PER L’INTENZIONE PARADOSSALE

  1. Una volta a letto, si disponga in una posizione comoda e spenga la luce.
  2. Al buio, tenga gli occhi aperti e cerchi di mantenerli ancora un po’ più a lungo.
  3. Con il trascorrere del tempo, si accontenti di rimanere sveglio ma rilassato.
  4. Ricordi di non cercare di dormire, ma si lasci sopraffare  dal sonno. Casomai, cerchi blandamente di resistergli.
  5. Provare a rimanere in stato di veglia passiva più a lungo che può e, se si preoccupasse di rimanere sveglio troppo a lungo, ricordi che proprio questo il suo obiettivo. Quindi sia contento poiché sta riuscendo nel suo intento.
  6. Non ostacoli attivamente il sonno cercando di risvegliarsi faccia come un ” buon dormitore”. Pensi ad altro e si lasci andare al sonno.

 

Insonnia consigli e trattamento

TRATTAMENTO DELL’INSONNIA

Allo stato attuale, il trattamento di elezione per l’insonnia, secondo le linee guida internazionali, è rappresentato dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a modificare i pensieri e i comportamenti disadattivi che la innescano e la mantengono.
Indipendentemente da ciò che può avere inizialmente causato l’insonnia :

  • una perdita, forti preoccupazioni, stress, malattie,
  • ma anche eventi positivi ,
  • la sfiducia appresa nella propria capacità di dormire ,uno dei principali fattori che alimentano e perpetuano il disturbo.

Affidandosi all’aiuto di uno psicoterapeuta esperto, il paziente con insonnia cronica avrà già fatto molto per diminuire la propria preoccupata e pessimistica sfiducia, ma avrà comunque difficoltà e riluttanza ad accettare che sia possibile migliorare il proprio sonno senza ricorrere a un “eccessivo uso di farmaci”, o a qualche sortilegio.

Alcuni consigli utili

A differenza di quanto comunemente si crede, le persone non hanno bisogno di dormire 8 ore per notte.

  • Le ricerche sperimentali indicano che l’essere umano necessita di 6 ore di sonno.
  • La durata del sonno, infatti, puó variare da persona a persona, un po’ come l’altezza.
  • Ci sono persone che si sentono riposate dopo solo 4 ore di sonno e altre che hanno bisogno di almeno 10 ore.
  • Il bisogno di sonno varia inoltre con l’etá tendendo a diminuire.

Molte persone che soffrono di insonnia ritengono che dovrebbero addormentarsi subito e non svegliarsi mai durante la notte e sono in ansia se questo non accade. In realtá, chi dorme bene generalmente impiega circa mezzora per prendere sonno, svegliandosi piú volte durante la notte. Inoltre è stato osservato in diverse ricerche che le persone insonni tendono a sottostimare il loro sonno e a sovrastimare il tempo di addormentamento e i risvegli notturni.

Da queste credenze errate spesso deriva una valutazione del proprio sonno piú grave di quella che è in realtà, facendo aumentare le preoccupazioni della persona insonne. In generale, ribadiamo;

  1. dormire di meno non è problematico di per sé, e non ci sono prove di conseguenze negative in seguito a un ridotto numero di ore di sonno.
  2. Ma se si dorme per diverso tempo un numero di ore minore a quello di cui si sente la necessità, il debito di sonno aumenta e ci si sente stanchi, poco pronti a reagire e affaticati, più irritabili, ansiosi, con difficoltà di concentrazione e di memoria.

 A volte l’insonnia o lo scarso bisogno di dormire, sono indice di patologie mediche o di patologie psichiatriche anche severe. Anche per questo è sempre necessaria una consultazione diagnostica con un esperto del settore.

Di seguito sono riportate alcune regole fondamentali per una corretta igiene del sonno. Seguire tali regole puó aiutare le persone insonni a migliorare il proprio sonno:

  1. Mettersi a letto soltanto se si ha veramente sonno. É utile ridurre il tempo trascorso a letto senza dormire.
  2. Mantenere orari di addormentamento e risveglio piuttosto regolari, anche durante il week-end. Questa norma è molto importante poiché permette di mantenere un ritmo sonno-veglia regolare.
  3. Non fare sonnellini diurni. Evitare sonnellini diurni, specialmente a partire dal tardo pomeriggio. Se proprio lo si sente necessario, è concesso farne soltanto nel primissimo pomeriggio e di breve durata.
  4. Non assumere alcolici, specialmente nelle 2-3 ore precedenti il sonno. Anche se per esperienza comune il consumo di alcool viene associato ad un aumento della sonnolenza, in realtà è stato osservato come l’assunzione serale, anche di modeste quantità, disturba il sonno determinando risvegli notturni e agitazione.
  5. Non assumere sostanze eccitanti nelle 6 ore prima di andare a dormire. Sostanze eccitanti sono anche la nicotina  e la caffeina (es. caffè, coca cola, thè, ecc.) non dovrebbero essere piú assunte a partire dal pomeriggio.
  6. Evitare di fumare nell’ultima mezzora prima di andare a dormire. La nicotina è una sostanza stimolante, ed ha effetti simili a quelli della caffeina.
  7. Evitare di mangiare cioccolata e zuccheri, e di bere grosse quantità di liquidi prima di andare a dormire. Anche la cioccolata e gli zuccheri sono sostanze eccitanti e bere molto la sera può aumentare i risvegli durante la notte per lo stimolo ad urinare.
  8. Praticare attività fisica regolarmente, ma non prima di andare a dormire.
  9. Praticare esercizio fisico la mattina o nel tardo pomeriggio sembra migliorare il sonno, ma attivitá fisica medio-alta, praticata in prossimità dell’orario di addormentamento può avere effetti attivanti e ritardare l’inizio del sonno.
  10. Rendere piú confortevole possibile la camera da letto. La stanza in cui si dorme dovrebbe essere sufficientemente buia, silenziosa e di temperatura adeguata (evitare eccesso di caldo o di freddo).
  11. Usare la camera da letto solo per dormire o per l’attività sessuale. La stanza in cui si dorme dovrebbe essere utilizzata unicamente per dormire, in quanto è utile evitare attività associate alla veglia, come leggere studiare guardare la tv ecc., che potrebbero condizionare negativamente il sonno.

Trattamento dell’insonnia.

La cura dell’insonnia oggi prevede sia trattamenti farmacologici che trattamenti non- farmacologici. Mentre i trattamenti farmacologici possono essere più indicati per la cura delle insonnie occasionali o situazionali, i trattamenti non-farmacologici sono la terapia di scelta per le insonnie croniche.

Oggi, la terapia senza farmaci piú accreditata è il Trattamento Cognitivo-Comportamentale dell’insonnia (CBT – Cognitive-Behaviour Therapy).

La CBT è un intervento psicologico, basato su tecniche di comprovata efficacia per la cura dell’insonnia. L’obiettivo della CBT è quello di modificare tutti quei fattori che mantengono l’insonnia,

  • inclusi i fattori comportamentali (cattive abitudini di sonno, orari di sonno irregolari),
  • i fattori psicologici (aspettative irrealistiche sul sonno, preoccupazioni, sentimenti di impotenza sul sonno)
  • i fattori fisiologici (tensioni mentali e somatiche, iper-attivazione).

La CBT è maggiormente indicata per l’insonnia cronica, primaria ed in co-presenza con altri disturbi. In particolar modo, la terapia cognitiva avrà un ruolo rilevante in tutti quei casi in cui l’insonnia è associata ad altri disturbi come i disturbi d’ansia e dell’umore.  Ugualmente, il trattamento CBT si è dimostrato molto utile nei casi di insonnia nelle persone affette da depressione maggiore, migliorando sensibilmente la percentuale di remissione sia della sintomatologia depressiva che dell’insonnia.

Come intervenire sull’insonnia

La prima fase dell’ intervento prevede un’accurata valutazione del tipo di insonnia al fine di stabilire la tipologia di trattamento migliore per il paziente. Verranno valutati i diversi aspetti alla base dell’insonnia allo scopo di modificare tutti quei comportamenti che influenzano negativamente il sonno.

Verrà effettuato sviluppando, di volta in volta con il paziente, un protocollo d’intervento che agisca

  • sulla sintomatologia lamentata e sinergicamente su tutti gli aspetti fisiologici, cognitivi e comportamentali sottostanti al disturbo. Dal momento che, molto spesso, pensieri di tipo ansioso e le ruminazioni impediscono il rilassamento e contrastano l’insorgenza del sonno ed il suo mantenimento,
  •  tecniche cognitive e comportamentali di comprovata efficacia, come tecniche di rilassamento, controllo dello stimolo, restrizione del sonno e terapia cognitiva.

Questi interventi terapeutici possono essere utilizzati singolarmente, anche se un approccio combinato viene preferito in quanto l’insonnia può essere determinata da diversi fattori.

L’approccio più comunemente utilizzato prevede una fase di intervento comportamentale (controllo delle stimolo, restrizione del sonno, tecniche di rilassamento) combinata con una fase di intervento cognitivo (terapia cognitiva) ed educazionale (igiene del sonno).

Breve descrizione delle tecniche utilizzate

 

  • Terapia attraverso il Controllo dello stimolo
    Consite in una serie di raccomandazioni volte a rinforzare le associazioni tra il letto o la camera da letto e il sonno, e a ristabilire un adeguato ritmo sonno veglia. Esmpio:

a) andare a letto solo quando si ha sonno;

b) uscire dal letto quando non si riesce a dormire

c) usare il letto unicamente per dormire (evitare di leggere o pensare a come risolvere i propri problemi a letto)

d) svegliarsi ogni mattina alla stessa ora, e evitare i sonnellini pomeridiani.

  • Terapia attraverso la restrizione del sonno
    É un metodo attraverso il quale si riduce il tempo passato al letto in modo da renderlo il piú possibile prossimo al tempo reale di sonno. In particolare, si produce una leggera deprivazione di sonno, al fine di aumentare il bisogno di sonno e produrre una notte di sonno piú consolidata ed efficace. La finestra di sonno (il tempo a disposizione per dormire) che viene in prima istanza ridotta, viene poi gradualmente incrementata nel corso di pochi giorni o settimane fino a quando viene raggiunta una durata di sonno ottimale.
  • Tecniche di rilassamento
    Sono delle procedure cliniche che hanno lo scopo di ridurre le tensioni somatiche (esempio: rilassamento muscolare progressivo, training autogeno) o i pensieri intrusivi (esempio: meditazione “mindfulness”) che interferiscono con il sonno. La maggior parte delle tecniche di rilassamento richiedono una fase iniziale di addestramento da parte di un professionista e una pratica giornaliera per alcune settimane prima di essere efficaci.
  • Terapia cognitiva
    Consiste in una vera e propria psicoterapia che si pone l’obiettivo di allevviare le preoccupazioni eccessive e rivedere le credenze disfunzionali relative al sonno, l’insonnia e le sue consequenze diurne. Gli obiettivi specifici della terapia cognitiva includono il trattamento delle aspettative irrealistiche sul sonno, delle paure sulle possibili consequenze dell’insonnia e delle false credenze sulle cause dell’insonnia.
  • Educazione all’igiene del sonno
    La persona che soffre di insonnia viene istruita su una serie di linee guida (vedi sopra) inerenti a pratiche sulla salute e a fattori ambientali che potrebbero promuovere il sonno o interferire con esso.
  • Sospensione del trattamento farmacologico
    Nei casi in cui la persona che soffre di insonnia è sotto trattamento farmacologico (farmaci ipnotici prescritti per l’insonnia), prevediamo anche dei protocolli strutturati per una graduale sospensione del trattamento farmacologico. L’inizio del protocollo di sospensione dei farmaci ipnotici avverrà in una seconda fase della terapia dell’insonnia, e cioè quando la persona insonne avrà ristabilito in buona parte il suo ritmo sonno veglia. Questo perché la sospensione dei farmaci aumenta di per se l’insonnia. Pertanto togliere il supporto farmacologico in una fase iniziale aumenterebbe le preoccupazioni e peggiorerebbe le conseguenze negative diurne dell’insonne, in un momento in cui, molto probabilmente, non sarebbe in grado di fronteggiarle.