LA PSICOTERAPIA PER AFFRONTARE LE CEFALEE

 LA PSICOTERAPIA  PER AFFRONTARE LE CEFALEE

Malgrado i farmaci e gli accertamenti medici succede a molti pazienti di non trovare un sollievo ai propri mal di testa

La cefalea un dolore localizzato

Che può avere cause diverse:

  • Vascolari, biochimiche, ormonali, genetiche ma anche, spesso psico-emotive.
  • Può essere stimolato da contratture dei muscoli della nuca ed è spesso percepito come un peso, Una fascia che stringe la testa, la imprigiona.
  • I sintomi parlano chiaro: sovraccarico di pensieri, preoccupazioni, contenuti istintuali inconsci non accettati che bussano alla coscienza. Le fitte rappresentano una sorta di piante interno che non riesce a liberarsi dall’eccessiva razionalità.
  • Quando il dolore si presenta in una sola parte del cervello si parla di emicrania: questi casi una è una parte di noi che soffre e che chiede di vivere. Per esempio vogliamo difenderci dalle emozioni dicendoci che non serve dichiararle, che non ci si deve   né arrabbiarsi né  commuoversi,  cerchiamo di risolvere il problema sempre solo con la logica.
  • Più a rischio sono le persone ambiziose e tese all’auto- affermazione, chi si addosso un eccessivo carico di lavoro responsabilità, chi non si permette di essere spontaneo disinvolto.

IL SIGNIFICATO DELLA CEFALEA

La cefalea. Stringe la testa per farci smettere con l’ipercontrollo.

In chi  soffre di cefalea sta avvenendo qualcosa di importante. Occorre fare attenzione a quando di solito compare il disturbo.

  • La dimensione della coscienza, della razionalità e della vigilanza stanno cercando di prendere il sopravvento.
  • Il sintomo, come negli altri tipi di cefalea, parla chiaro: indica un sovraccarico di pensieri e preoccupazioni. Nello stesso tempo il dolore pulsante segnala la presenza di contenuti inconsci e istintuali che bussano alla coscienza.
  • Le fitte rappresentano una sorta di pianto del cervello che non riesce a prendere le distanze da un’eccessiva razionalità.
  • Superare la cefalea significa, familiarizzare con le proprie emozioni. Permettersi di  viverle, senza stare continuamente aggiudicarle e a reprimere.
  • Importanti iniziare un percorso anti cefalea con il buio il silenzio e la solitudine.
  • Si può proseguire con un piccolo esercizio: Noleggiate un buon film sentimentale intensamente carico di emozioni, chiudetevi in una  stanza senza che nessuno possa giudicare criticare. Se arrivano le lacrime, lasciatele fluire, se vi sentite coinvolti dal sentimentalismo, Lasciatevi andare imparate a godere di questi sentimenti, senza giudicare. Imparerete ad accettare questa parte di voi. La testa non sarà più costretta a  pulsare per impedirvi di
  • Osservare quando arriva e se c’è qualcosa che aiuta a far calare il dolore

Se il mal di testa arriva sempre al lavoro soprattutto verso sera, dopo una giornata in cui occorre controllarsi molto, soprattutto con alcuni colleghi. Diminuisce solo se ci si rifugia in una stanza buia da soli sospendendo quello che si voleva fare. Probabilmente è arrivata al limite nel trattenere le  emozioni e la  rabbia in ufficio. Occorre riflettere individuarle situazioni in cui siete più in disaccordo gli incarichi troppo gravosi e  troppo rapidamente. La necessità di dover dimostrare a qualcuno di essere un modello di perfezione. Il dolore ti costringe a metterti al riparo, nel buio del silenzio. Solo così può difendersi. Ma non è sufficiente. Occorre dire no al momento giusto, Reagire se non trova giusta una scelta  e a chiedere aiuto se le serve. Questi sono gli atteggiamenti necessari per liberarsi dal peso e dalla tensione che  crea il dolore alla testa.

 

  • I SINTOMI SONO CHIARI: SENTIAMO LA TESTA PESANTE PER IL SOVRACCARICO DI PENSIERI E PREOCCUPAZIONI.
  • La psicosomatica può dare un buon contributo nella cura attraverso un psicoterapia con utilizzo di tecniche di rilassamento

Lo stress può determinare un disturbo fisico?

Quando lo stress è causa di un disturbo psicofisiologico?

Che cosa determina la specifica natura del disturbo?

Nel riflettere sull’eziologia dei disturbi psicofisiologici, tre importanti domande si affacciano alla mente

  • Perché lo stress provoca la malattia solo in alcune delle persone ad esso esposte?
  • Quando lo stress è causa di un disturbo psicofisiologico che cosa determina la specifica natura del disturbo?

Il DSM-IV-TR include questi disturbi nella definizione “fattori psicologici che influenzano una condizione medica”, la quale si può applicare a quasi tutte le malattie.

  • I campi della psicologia della salute e della medicina comportamentale studiano il modo  in cui i fattori psicologici e lo stress associato influiscono sulla salute.Le teorie sui modi in cui lo stress influisce sulla salute sono teorie diatesi-stress  chiamano in causa fattori sia psicologici che biologici.Un fattore biologico sono i livelli elevati degli ormoni dello stress. In alcune persone la presenza livelli elevati di ormoni dello stress sono dovuti al fatto che esse esperiscono frequenti situazioni stressanti, mentre in altre sono ascrivibili alle difficoltà che esse hanno ad adattarsi allo stress. Un ampia gamma di fattori di stress produce modificazioni problematiche nel sistema immunitario e questo può incidere sulle patologie.
  • Tra i fattori psicologici si annoverano rabbia inespressa e livelli elevati di emozioni negative, che possono accrescere lo stress. La psicoterapia applicate a questi disturbi si propone , in genere, di ridurre stress, ansia, depressione o rabbia.Delle tecniche di  gestione dello stress ci si è avvalsi con successo per intervenire su diversi disturbi specifici, fra cui emicrania da tensione , l’ipertensione, la cardiopatia ischemica, il dolore cronico, il cancro. Comprende  varie tecniche, nel trattamento di ogni singolo caso si tende in genere ad applicarne più di una
    • La riduzione dell’attivazione
    • La ristrutturazione cognitiva
    • L’addestramento ad abilità comportamentali
    • Approcci basati sulla modificazione dell’ambiente

     

 

I conflitti possono trasformarsi in malattie ?

“Il conflitto è la madre di tutte le cose……” Filosofo Eraclito

 

Parliamo di conflitto come a uno scontro interno a ogni individuo, tra due parti non in accordo tra loro, e dentro la società, tra gruppo con idee differenti. Come a dire che solo dall’attrito, nato dall’opposizione de due o più parti, si crea non solo la crisi necessaria per mettere in dubbio lo stato delle cose, ma anche l’energia per risolverlo e approdare a un livello più elevato.

In guerra con se stessi. I conflitti interiori seguono quattro schemi.

  1. Il muoversi nella realtà: rientrano nei temi della lotta per l’autonomia,le questioni etiche i bisogni primari. ”Vado o non vado?” “E’ giusto fare così o no?” “Scelgo questo o quello?”
  2. Il tema della conoscenza di sé e della fiducia in se stessi. “Preferisco quello o questo?”
  3. Riguarda il proprio modo di essere al mondo e le questioni sociali “Se prendo quella decisione faccio male a qualcuno?”
  4. Codifica dei sentimenti propri.” Voglio stare con lui oppure no? Lo amo o non lo amo?”
  • Come si vede , il conflitto potenzialmente, può nascere ovunque e in qualsiasi momento. Ci sono periodi in cui fuoriesce dal suo ruolo fisiologico e diventa una battaglia quotidiana, che porta un grande malessere.
  • Trascurare fa male. A volte siamo coscienti ma lo trascuriamo, lo portiamo avanti fino a logorare noi stessi e chi ci sta intorno. Pensiamo che si risolverà da solo. Oppure, al contrario, mettiamo in atto un interventismo smodato; vogliamo risolverlo a tutti i costi anche se, magari, non è il momento o servono altre strategie. Per alcuni , la conflittualità è uno stile di vita: affrontano tutto con spirito bellicoso, polemiche, con dubbi e ripensamenti continui.
  • In molti casi il conflitto che non viene elaborato psicologicamente, diventa un sintomo psichico o fisico.
  • A livello psichico si esprime nella nevrosi, cioè un modo di stare nella realtà e di affrontare le cose basate su un compromesso “ Faccio una  ma solo in parte,..alla fine la boicotto, non la faccio ma farò in modo di ottenerla ugualmente”
  • Narcisismo, claustrofobia, paranoia, dipendenza, fobia, ipocondria sono i nomi dei principali schemi con cui una nevrosi si manifesta.
  • A livello corporeo invece il meccanismo patologico che per eccellenza, esprime una conflittualità, è l’infiammazione, processo nel quale le difese immunitarie si mobilitano per combattere qualcosa che percepiscono come pericoloso per l’integrità della persona. Il tutto ovviamente, si verifica sulla base del simbolismo insito negli organi. Oltre a curare una malattia infiammatoria è importante chiedersi quale sia il conflitto che sta rappresentando e che a suo modo, sta cercando di risolvere. Una buona lettura dell’evento patologico può riportarci in contatto con il conflitto rimosso o trascurato e darci utili indicazioni sul da farsi.
  • Gli atteggiamenti che aiutano a prevenire i conflitti: Metti a fuoco i conflitti , individuarli non è difficile, bisogna dedicare il giusto tempo. Non possiamo ne accanirci e nè ignorarli o sperare che si risolvono da soli. Serve più fiducia in se stessi e nelle proprie intuizioni.

Ansia , angoscia, paure….come affrontarli evitando errori

 COME AFFRONTARE : ANSIA, ANGOSCIA  E PAURE

A volte inaspettate, arrivano delle sensazioni spiacevoli nella nostra vita: Ansia, angoscia, panico, paure, sensi di colpa…

Sono sensazioni caotiche, confuse, ma sono anche momenti da cui possiamo riemergere spontaneamente o con l’aiuto di un psicologo.

In queste situazioni si possono commettere errori che trasformano un episodio momentaneo in qualcosa di duraturo,  un’occasione di sofferenza che ci accompagnerà per molto tempo.

L’errore che possiamo fare, quando queste sensazioni vengono a trovarci,

  • Cercare di capirle, di spiegarle. Cerchiamo una causa e la individuiamo in un evento , o in una persona, o in una situazione che ci è accaduta o, al limite, in noi stessi, in una nostra carenza.
  • Osserviamo noi stessi con lo sguardo freddo dell’analisi razionale. In realtà cercare la causa dei dolori dell’anima può farci più male dei dolori stessi.
  • Chi soffre di ansia, panico, paure, sta vivendo un momento particolare: da una parte è aggrappato a un immagine di sé, a un ordine troppo rigido della propria vita, dall’altra l’anima da dentro, cerca di scalfire quell’ordine, di distruggerlo attraverso il caos.
  • I disagi interiori vengono perché abbiamo perso la strada e vogliono spingerci a rimetterci in gioco. Se li ascoltiamo se ne andranno.
  • Nessun dolore dura per sempre: svolge una funzione, ci aiuta a elaborare un momento critico o di blocco, ma quando non è più utile alla psiche se ne va via da solo.
  • L’ansia che arriva, è sempre diversa, vuole portarci in territori nuovi, sconosciuto. La metamorfosi è l’unico processo continuo della vita.
  • Siamo un’ininterrotta metamorfosi. Solo le nostre idee possono bloccarla, come quando diciamo “devo capire la causa della mia sofferenza” . Occorre cancellare dalla mente l’idea che ci sia una sequenza di esperienze che ci hanno segnato una dopo l’altra.

Curarsi con i sogni in psicoterapia

CURARSI CON I SOGNI

Nei sogni i pensieri si fanno da parte ed entriamo in contatto con uno strato profondo e saggio del cervello, che sa cosa ci serve. Impariamo ad ascoltarle sue preziose indicazioni. Scriverli e tenerli con sè significa iniziare ad aver cura di se stessi e coltivare il proprio benessere profondo

  • Una parte dell’attività onirica svolge un ruolo neurofisiologico di scarico delle tensioni e di requilibrio interiore, per cui le immagini rappresentano echi del vissuto del giorno precedente.
  • Ci sono sogni, nei quali appaiono schemi, situazioni e immagini che fanno parte del linguaggio profondo della psiche umana, che  il sistema nervoso utilizza per parlare alla nostra mente: le indica un pericolo, le rivela un problema, le suggerisce una soluzione, la desta da un torporo.
  • Chiedono attenzione come per esempo sognare di essere inseguiti e di scappare affannosamente, di cadere nel vuoto, di volare, di perdersi in un luogo conoscito, di rifare un esame, di essere travolti da un onda anomala. Quando questi sogni si presentano vuol dire che qualcosa di importante nella nostra vita, è ostacolato in modo pericoloso, oppure si sta smuovendo, ha bisogno di affermarsi, ha paura di farlo.

Molti pensano che si possa tranquillamente vivere ignorando queste manifestazioni dell’interiorità. sicuramente si può vivere, ma non così tranquillamente: i contenuti i problemi e le esigenze che i sogni rivelano son sono schiocchezze, ma temi centrali per la qualità del nostro stare al mondo, nonchè per il suo divenire.

  Cosa fare?

  • occorre scriverli per non dimenticarli. anche se non dovessimo capirne il significato, la mente tenderà da sola verso la soluzione del problema che propongono
  • meditarci, l’emozione che si prova ed eventuali riflessioni o intuizioni spontanee sono fondamentali. la mente produrrà analogie, immagini, ricordi, e ragionamente
  • falli agire nella realtà, sintetizzando in un suggerimento ciò che il sogno sembra volerti trasmettere.

  In psicoterapia

La richiesta di riferire i propri sogni viene avanzata in momenti specifici del processo terapeutico, quando dopo aver lavorato utilizzando il metodo maieutico, o altre tecniche, si ha la sensazione che certi cambiamenti siano in atto nel paziente senza che egli riesca a decodificare chiaramente cosa sta avvenendo o comunque, più in generale, quando il processo di scoperta nei confronti di determinati aspetti del sistema conoscitivo del paziente, condotto utilizzando il canale verbale,  sembra essere giunto a un  limite e sia il paziente e il terapeuta hanno la sensazione che per procedere oltre sia necessario utilizzare codici diversi da quello linguistico.

 Un qualsiasi sogno non può essere interpretato dal terapeuta in quanto la simbologia in esso contenuta è strettamente personale e non è quindi traducibile senza  una cooperazione e un intervento diretto del soggetto

 

Rifare l’esame di maturità o non riuscire a finire lo sccritto , non ricordarsi più nulla… appaiono nei sogni quando stiamo affrontando una serie di situazioni in cui non ci sentiamo pronti, oppure stiamo vivendo una vita”esterna” che non ci corrisponde, ma non si riesce a sottrarsi. occorre vincere l’ansia di prestazione e il timore di non essere adeguati

 

Il ponte è un immagine che appare in sogno quando è presente il bisogno di conciliare due elementi di matrice opposta come per esempio la materia e lo spirito, il terreno e il divino, l’alto e il basso, il femminile e il maschile. Quando compare in sogno significa che stanno emergendo aspetti nuovi nella coscienza del sognatore, stati dell’essere ancora da esplorare. Sognare il ponte è darsi la possibilità di compiere un percorso interiore in grado di arricchirci ed investigare nuovi territori per ampliare il nostro orizzonte.

Il significato psicosomatico delle patologie gastrointestinali

 Cosa sta dicendo la tua pancia?

Il corpo parla attraverso i sintomi e l’apparato digerente è uno dei più loquaci.

Con piccoli e grandi disturbi comunica se riusciamo ad assimilare i rapporti con gli altri o se invece li respingiamo.

Coliti ricorrenti, difficoltà digestive, meteorismo, gastriti in pieno stress, periodi di stipsi. In tanti casi non dipendono da una lesione, ma dall’alterato funzionamento di uno o più organi, il cui sistema nervoso sta dando segnali di insofferenza. Prima di leggere simbolicamente il disturbo, però sottoponiti sempre a una valutazione medica.

I sintomi gastroenterici hanno una grande valenza preventiva. In molti casi anticipano la malattia, segnalano che dobbiamo cambiare stile di vita, alimentazione, relazioni. Perciò non trascurare i sintomi come se niente fosse, soltanto sopprimendoli con i farmaci, pur utili ma non sufficienti. Interpretiamo il loro messaggio e seguiamo le loro indicazioni.

 Impara a dire di no eviterai tanta nausea e vomito

  • Esprimi bene rabbia e contrarietà, eliminerai reflusso e bruciore
  • Scegli meglio relazioni e professione e  digerirai meglio
  • Esprimi le tue fantasie nella coppia e rendi la tua morale meno rigida, eliminerai tante colite

 Psicosomatica

La psicosomatica moderna, fin dalle sue origini nella prima metà del secolo scorso, cominciò studiando a fondo proprio le patologie gastriche e intestinali, per dimostrare ciò che la scienza occidentale stava ignorando .

  • esiste un legame tra situazione psico-emotiva e sintomi organici. Non è l’unica parte del corpo dotata di capacità espressive, tutte lo sono, il sistema nevoso tramite il nervo vago e i plessi intestinali trova nel sistema gastrointestinale una via preferenziale per convogliare lo stress in eccesso e i problemi inconsci.
  • questo apparato ci consente di accogliere acqua e cibo (il mondo esterno) di estrarne e assorbirne la parte nutritiva per farla diventare parte dell’organismo  (l’essenza), e di scartarne e scaricarne la parte che non ci serve (scorie).
  • E’ un processo attraverso il quale ci rinnoviamo e al contempo confermiamo la nostra organizzazione: ci permette di restare noi stessi pur continuando a cambiare. Si tratta dell’equivalente, del processo di sviluppo psichico,che prevede una continua trasformazione cioè il divenire, pur nella conferma della nostra identità cioè l’essere.
  • La moderna psicologia lo definisce “sviluppo della personalità” o “processo di individuazione”. Quindi se  la possibilità di affrontare la vita e di trasformarci secondo lanostra natura e le nostre esigenze viene impedito o troppo ostacolato, il canale alimentare manifesterà dei sintomi, che sono sia espressioni di squilibrio, di contrarietà e di sofferenza, sia di stimolo a superare la difficoltà stessa.
  • Attraverso una difficoltà digestiva, spesso la nostra parte più profonda sta dicendo  che c’è qualcosa che non riusciamo ad accettare, a far nostro, che sta ostacolando il nostro cammino.
  • Con una stipsi cronica rivela che facciamo fatica a lasciar andare il passato, quel che non serve più; una colite frequente indica che non stiamo affrontando paure e conflitti irrisolti e che non accettiamo alcune parti del nostro essere.
  • Comunicazioni che riguardano il nostro modo di evolvere e di affrontare la vita e la realtà circostante. Se impariamo a vivere ascoltando quel che ha da dire, difficilmente finiremo per sentirci bloccati o snaturati e la vita sarà un po’ meno faticosa

Il rilassamento e immaginazione per affrontare ansia, fobie, disagi

 

Che cosa si può chiedere a uno psicologo a uno psicoterapeuta?

L’ansia , le fobie le notti insonni e la tristezza vengono da un luogo sconosciuto, da un essere sconosciuto, e come tali vanno rispettate e osservate, accudite. Non sappiamo da dove vengono i disturbi, che si formano incessantemente come provenienti da una sorgente inaccessibile e sono più forti dell’Io, che conosce solo il mondo delle cause, della superficie. Si può star certi che se in una persona l’immaginario si spegne, prima o poi compaiono gravi disturbi. Il regno della fantasia non può essere soppresso, senza che arrivino brutte sorprese

Percepire cosa capita dentro di noi adesso e arrendersi ogni giorno di più è il perno del mio “fare psicoterapia”. Nello stesso tempo cerco le immagini nascoste del disturbo, quei sogni che sono contenuti nei sintomi del disagio.

Il mio approccio psicoterapeutico consiste nel percepire la presenza dei disagi, fare loro posto nella coscienza, lasciarli sconfinare nell’Io, se vogliamo godere dei loro doni.

Nell’esercizio a occhi chiusi il panico di Anna si era trasformato in un immagine , la paziente si calma e gioisce, immaginando di essere una ballerina. Un’icona antica che la proteggeva, la curava, come una dea. L’anima ama che i disturbi , che sono onde del suo mare, vengano osservati con rispetto, con un senso di resa, come chi contempla un panorama che appare infinito, senza fissarsi nei dettagli.

Quando arriva un disagio, un dolore, quando qualcosa ci ferisce, occorre spostare lo sguardo su un immagine. Immaginare, socchiudendo gli occhi, un sole che si leva dal mare.

Visualizzare l’immagine e lasciare che si diffonda dentro di noi, come quando accendiamo l’abat-jour sul comodino. Ogni mattino, al risveglio, c’è un sole che nasce dentro di noi; è la coscienza, la luce che il cervello regala al nostro Io quando usciamo dal buio della notte: Comunque sia andata la mia vita, qualsiasi cosa sia accaduta, il sole sorge incessantemente dentro di noi. Questo serve per ricordarci che noi non siamo quelli che soffrono a causa di un incidente di percorso. Noi siamo il sole che sorge dal mare della notte, dall’inconscio.

Con questi semplici esercizi abbiamo imparati a non chiederci il perché delle cose e soprattutto a non pensare a ripensare alle nostre sofferenze. Ricordate, continuare a rimuginare sulle ferite dell’anima, sulle frustrazioni che abbiamo provato, finiremo per soffrire molto di più. I problemi non si risolvono mai con i pensieri, coi ragionamenti, ma soltanto aprendo lo sguardo creativo e cioè immaginando. Quando sogniamo le aree creative del cervello sono sempre più attive. Un’ immagine è fata di una materia particolarmente sottile, non si può toccare, solo percepire, vedere nel mondo intrapsichico.  Eppure, questa realtà impalpabile ha effetti sul corpo; dona pace, tranquillità, oppure provoca rabbia, paura, inquietudine. Le immagini sono un altro sapere, che non sottostà alle regole della ragione, alle leggi del mondo delle cause: è sapienza, non è scienza.

Descrivere un dolore attraverso l’immaginazione è molto diverso del raccontarlo. Trasformarlo in immagine cambia completamente la situazione. Se il rapporto con Giulia non funziona, come mi racconta Antonio, non ci sono vie d’uscita attraverso le parole. Se invece si presenta si presenta l’immagine di una prigione con le sbarre, allora la relazione è entrata in un’altra dimensione. In un carcere può sempre entrar il solo o un animale amico, come succede all’uomo di Alcatraz, che si mette a curare un uccellino , per diventare poi un grande ornitologo. Immagine cambia la scena e fornisce sempre soluzioni che il pensiero non saprebbe trovare

Il panico è la voce di forze inascoltate, di dei soppressi come avrebbe detto Jung e poi Hillmann. Per questo la prima cosa da fare è accogliere il disturbo, non ostacolarlo. Ogni disagio è la voce dell’anima inascoltata, è la perdita di originalità, dell’essere antico e naturale che siamo. Il compito della psicoterapia è ritrovarlo

 

Terapia breve per ansia e attacchi di panico

Tachicardia, angoscia, senso di soffocamento, debolezza…con tutto il suo ampio corredo di sintomi, l’ansia influisce profondamente sulla nostra capacità di lavorare, di amare, di stare con gli amici o di goderci il tempo libero. Modificando la nostra capacità di vivere.
Questi effetti dell’ansia però, non devono necessariamente essere letti come un disturbo da cui inguaribile, né tanto meno come un male o una debolezza con cui dover fare i conti a suon di medicine.
Spesso prima di assumere una dimensione strettamente psicopatologica, capita che l’ansia dia delle piccole avvisaglie, facendo capolino qua e là nella nostra vita sotto forma di manifestazioni transitorie, idee fugaci, allarmi ingiustificati. In questo modo, essa diventa lo stimolo-segnale di un disagio psico-somatico che va affrontato.
Riconoscere i messaggi significa cercare di riparare l’eventuale danno psicologico in atto, poiché in psicologia vale la regola che quanto più un disturbo è modesto, tanto meno tende a radicarsi nel corpo

L’ansia può rappresentare in realtà un prezioso alleato che interviene nei momenti delicate della nostra vita per ricordarci quali sono i nostri bisogni e desideri più veri.
• L’ansia presenta dunque due facce contrapposte: da un lato, è la spinta positiva che ci pota a liberarci da legami e abitudini che ci vanno stretti, come un lavoro che non ci piace, una relazione sbagliata che non riusciamo a lasciarci alle spalle, un modo di essere in cui non ci riconosciamo più, dall’altro, può prendere il sopravvento e diventare uno stato permanente e patologico che penalizza fortemente la nostra esistenza.
In questo caso, allora, si rende necessario un intervento in grado di alleviarne i sintomi e di ricondurla alla sua dimensione originaria di tensione fisiologica positiva. Si potrà cominciare da un approccio di tipo psicologico che ci aiuti a recuperare il senso del nostro disagio.

• L’ansia è una semplice, ma fondamentale, reazione emotiva. In certe situazioni, però, essa supera i livelli di guardia e si trasforma in uno stato continuo, che può incidere profondamente nella nostra vita; modificando le nostre capacità operative, creando stress e disagio, interferendo con le nostre abitudini, i nostri progetti e le nostre azioni. Un intervento psicoterapeutico può allora rendersi necessario per ripristinare il normale stato di benessere.

Cos’è la psicoterapia breve?

Di cosa si tratta?

 

Non vuol essere una psicoterapia né una psicoanalisi, ma un supporto nel portare equilibrio in famiglia, sul lavoro….nella vita di tutti i giorni

Caratteristiche:

  • Si attua in tempi brevi (6/10 incontri, massimo 20)
  • In ambiti specifici (sanitario, scolastico, lavorativo)
  • Per problemi contingenti e con obiettivi ben definiti
  • Potenziamento e/o riscoperta delle proprie risorse
  • Fare chiarezza rispetto alle situazioni fonti di malessere
  • Miglioramento delle proprie capacità di entrare in relazione con se stessi e con l’altro
  • Favorire la competenza di problem solving e presa di decisione

 Potremo ritrovare l’incontro tra l’anima dell’uomo e l’anima del mondo (J. Hillman)
una psicoterapia breve che ci mette in condizione di ricontattare la nostra wilderness interna, nel senso di natura incontaminata: istinto, spontaneità e gioiosità andate perdute nella routine e nella meccanicità quotidiana insieme all’essenza stessa della dell’individuo, inestricabilmente legata al mondo e all’universo

PSICOTERAPIA BREVE  PER  USCIRE DA UNA DIPENDENZA AFFETTIVA

La dipendenza  affettiva colpisce maggiormente il sesso femminile e la causa principale è la scarsa considerazione che si ha di se stessi. Si idealizza una persona, normalmente dell’altro sesso) che corrisponde a certe caratteristiche  ritenute affascinanti.

L’idealizzazione è nutrita dalla speranza di modificare la propria immagine negativa proprio attraverso la costruzione  di  una relazione amorosa con questo “qualcuno” che riteniamo superiore.

In un secondo momento , pur di mantenere questo  legame, si è disposti a fare qualunque cosa, infatti l’idea della perdita dell’oggetto d’amore è inaccettabile perché genera una sensazione di morte e disperazione.

In realtà la persona dipendente non si rende conto che è proprio il suo comportamento debole e sottomesso a distruggere la poca stima che si possiede ed mina lentamente la volontà decisionale.

Più si accettano comportamenti degradanti  più ci si degrada e più ci si sente una nullità, più si manifestano comportamenti degradanti. E’ una spirale  difficile da sbloccare.

Il soggetto dipendente non si rende conto che si chiude in una gabbia che non solo si auto-alimenta, ma immobilizza completamente ogni elemento costruttivo della propria personalità. Chi vive questa condizione regredisce ad uno stadio di totale mancanza di dignità, sentendosi  indegno e paralizzato.

Fondamentale è chiedere un sopporto psicologico (counseling) che accresca la propria stima e considerazione.

PSICOTERAPIA PSICOSOMATICA PER  GESTIRE LA RABBIA

Il rancore può modificare il corpo
I moderni studi di neurofisiologia ci hanno dimostrato che i rancori sono pericolosi perché attivano parti del cervello (ipotalamo,ipofisi) da dove scatta il processo di materializzazione attraverso gli ormoni (catecolamine). I rancori diventano materia dentro di noi e producono patologi

Quando tratteniamo la rabbia, si smarrisce la sua funzione, presente in quel preciso momento. Rischiamo di somatizzarla e farla diventare una malattia. Mentre lo scontro diretto appartiene al tempo dell’immediatezza, il rancore si prolunga: per questo è così pericoloso per il corpo, lo tiene in continuo stato di stallo. Rimuginiamo, interpretiamo,spieghiamo e giustifichiamo ogni cosa. Con il risultato che la rabbia è sostituita dal sentimento del rancore, che in realtà miete molte più vittime della rabbia.
Sfogarsi, falsa soluzione
Anche chi si arrabbia spesso non è in pace, ha la visione “accecata”: l’aggressività prende il sopravvento e prorompe anche per questioni futili. Finisce per impregnare il cervello e il corpo delle sostanze della collera, come chi trattiene. Arrabbiarsi diventa come una droga. Se non liberiamo una nuova scarica d’ira siamo come in crisi d’astinenza.

La rabbia non va trattenuta né sfogata, va osservata senza giudizio. Così l’emozione si trasforma in consapevolezza e guida la nostra crescita interiore
Per star bene dobbiamo continuamente “disidentificarci”, ovvero distinguere noi stessi dalle emozioni. Quando ci identifichiamo con un impulso, ci limitiamo e ci paralizziamo.
Ad esempio se ammettiamo “io sono arrabbiato”, siamo dominati e travolti dall’ira. Se invece, nelle stesse condizioni diciamo : “Non è qualcosa o qualcuno a farmi arrabbiare, come credo a prima vista, ma è un onda di rabbia senza volto che mi sta attraversando… Mi arrendo, l’accolgo e la guardo come si guarda un panorama in cui i confini si perdono. Così la rabbia diventa infinta e divina… e’ la rabbia del mondo, il Dio della rabbia che mi sta visitando”. Questo processo attiva una “magia” che trasforma l’emozione in evoluzione interiore: invece di sfogarsi o di venire trattenuta ma si traduce in intuizioni, consapevolezza, idee, soluzioni cui non avevi pensato