Disturbi da Alimentazione incontrollata.

DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA

(BINGE EATING)

Il binge eating è connotato dall’alternarsi di periodi  di astinenza o di  regime ipercontrollato nel rapporto con il cibo e periodi di intensa trasgressione, in cui la persona si abbandona completamente al piacere delle abbuffate.

La tentata soluzione di digiunare e di sforzarsi di mantenere l’autocontrollo viene bloccata da una conseguente perdita del controllo. Paradossalmente, più la persona si costringe a mantenere il controllo, più finisce per perderlo.

Ancora una volta, la tentata soluzione non fa che complicare il problema.

Psicoterapia

Per liberare il paziente da questo circolo vizioso, utilizziamo una manovra di ristrutturazione simile alla “paura dell’aiuto”.

  • Il terapeuta strategico induce la paziente a temere il digiuno anziché l’abbuffata.
  • Il terapeuta porta la paziente a sentire e percepire che, anche se il digiuno può sembrare il modo migliore per perdere peso, in realtà, quando evita di mangiare, si sta preparando alla prossima abbuffata, che le farà perdere il controllo e la farà ingrassare ancora di più.

Il dialogo terapeutico viene utilizzato in modo da condurre con dolcezza la paziente a capire cosa sta mantenendo e peggiorando il problema

Tramite le domande e la ristrutturazione con parafrasi, la paziente scopre da sé  che quanto ha fatto finora per risolvere il problema, ossia digiunare o saltare i pasti, ha prolungato la sua sofferenza, e che prima o poi cadrà di nuovo in tentazione. Cercare di interrompere le abbuffate è inutile, perché a quel punto la paziente ha già perso il controllo.

Un’altra tentata soluzione che deve essere ristrutturata è la convinzione errata secondo cui per perdere peso è necessario mangiare solo e esclusivamente cibi con pochi grassi e poco appetitosi.

In simile regime alimentare può essere mantenuto per pochi giorni, ma col tempo la paziente proverà un desiderio sempre più intenso di cedere ai cosidetti “peccati di gola“, con il risultato disastroso di perdere il controllo e di abbuffarsi.

Il segreto, che in realtà non è affatto tale, è mangiare solo ed esclusivamente ciò che si desidera e che ci piace di più. Solo così è possibile gratificarsi ed evitare le abbuffate e anche  di vomitare fra un pasto e l’altro.

Di nuovo , la tentata soluzione aggrava il problema.

L’intervento principale del terapeuta ruota intorno alla ristrutturazione delle tentate soluzioni che inducono la paziente ad abbuffarsi, portandola a mangiare meno e con più gusto e a smettere di vedere nel cibo il peggior nemico. Questo le permetterà di mantenere un aspetto fisico gradevole.

Come affrontare la depressione? Spesso è la vera origine delle patologie refrattarie

LA DEPRESSIONE

Sempre più spesso i medici incontrano patologie refrattari alle cure. In molti casi la vera origine e nascosta è più in profondità: in una depressione.

Qualche decennio fa la depressione si chiamava “esaurimento nervoso” ed era un argomento da tenere nascosto e di cui vergognarsi. Negli ultimi vent’anni sono state così tante persone famose che ha dichiarato di soffrirmi o di averne sofferto, e sono state così tante anche le opere letterarie, cinematografiche  che ne hanno parlato. Non è più tabù e per certi aspetti, non fa più così paura.

  •  Sempre di più la depressione si esprime con sintomi psichici e fisici che in apparenza, non centrano nulla con le sue tipiche manifestazioni. Una maschera attiva.

La depressione è sempre più diffusa a causa di stili di vita innaturali e di scelte non autentiche.

  • Quindi una cefalea frequente, colon irritabile, una gastrite, una lombalgia intensa e persistente costituiscono attualmente non più e non solo una maschera passiva dietro cui la depressione si nasconde. In quanto non riconosciuta o non accettata, ma una maschera attiva grazie alla quale la depressione trova modi nuovi di lanciare il suo allarme.
  • Mandando i suoi messaggi, seppure nell’alfabeto simbolico del corpo, non facilmente leggibile. Lo confermano le psicoterapie a indirizzo psicosomatico, durante il quale lo psicoterapeuta si accorge che il paziente, sempre più spesso, esprime u vissuto depressivo dietro un sintomo insospettabile.
  • Parlare di questo vissuto attraverso le chiavi di lettura che il sintomo offre e molto più proficuo e ci consente di affrontare in modo più ampio e concreto di tanti sintomi psichici e fisici che oggi, pur non essendo gravi, non guariscono, o fanno molto più fatica del previsto a guarire.
  • Una parte della medicina ufficiale, poco aperta alle simbolizzazioni del corpo e della psiche, non riesce in effetti a dare spiegazioni esaustive nel motivo. Per cui la cefalea di alcune persone non passa con nessun farmaco,  alcuni pazienti  con disturbo ossessivo compulsivo non rispondono agli psicofarmaci specifici.

Questi sintomi non passano perché non sono considerati per ciò che sono: una depressione. Una depressione che parla col linguaggio della cefalea, della fibromialgia   o della artrite reumatoide, ma sempre una depressione. Finché non le si darà voce, non si lascerà trattare.

  • Quindi, di fronte a sintomi che patologie refrattarie alle terapie chi di solito funzionano, dobbiamo pensare che, ci sia un problema depressivo: un lutto, una separazioni, una perdita di senso o di identità, un blocco nello sviluppo psicologico, un’implosione energetica, una prolungata mancanza di entusiasmo e di passioni.
  • Pur restando sotto controllo medico cerchiamo di affrontare in modo più ampio la cura di questi sintomi, aggiungendo con l’aiuto di qualche esperto riflessioni e domande agli stessi che finora non ci siamo mai fatti.
  • In fondo fare psicosomatica significa ascoltarsi di più, volendosi più bene. Guarda il sintomo con un occhio attento al più profondo.
  • Osservarsi di più in questa cultura del funzionalismo esasperato in cui si è sviluppata la tendenza inconscia di affidare ai sintomi soprattutto fisici l’espressione di sofferenze e conflitti interiori.

Quando un sintomo non passa, e a livello diagnostico è già stato tutto appurato, cerca di capire se nel profondo se ti senti triste, demotivata, solo, privo di senso

Occorre farsi queste domande :

  1. quando è insorto il sintomo?
  2. Che cosa ti impedisce di fare?
  3. Che cosa ti obbliga a fare?
  4. Che emozione suscitata? Quali sogni particolari in questo periodo?
  • Prova a rispondere a queste domande, anche più volte: è già una forma di cura e dà indicazioni preziose su qualcosa di nuovo da fare e su conflitti da sbloccare e può contribuire a rendere superfluo il sintomo.
  • Riconoscere i simboli. Un passo importante verso la cura o il miglioramento dei sintomi
  • Per provare a codificare simboli che sta esprimendo. Sono utili delle letture di psicosomatica oppure un  inconsulto con esperto in questa materia. Le riflessioni che posso scaturire possono essere di grande aiuto per rendere consapevole una crisi depressiva e provare a risolverla. I disturbi esprimono il dolore dell’anima: se non trova spazio può annidarsi nel corpo.

 

Come affrontare la Tristezza

Come affrontare la tristezza?

  •  La tristezza bussa forte solo se non la fai entrare
  •  Cosa ci impedisce di stare bene con noi stessi?

Due cose:

  • l’idea che qualcosa di noi non vada bene e  vada eliminato e il passato che diventa un fardello inutile.

Guarda i bambini, I più grandi maestri che abbiamo: ora piangono e un minuto dopo ridono. Ciò che siamo è misterioso, una parte di noi è nella luce e un’altra è immersa nel buio spesso ci sentiamo avvolti nella nebbia. Non c’è niente di sbagliato in questo: solo dal buio posso venire  cose nuove , come dalle radici dell’albero, che sono nascoste nel buio.

  • Quindi non colpevolizziamoci, se a volte siamo un mistero: ognuno ha il suo destino e voler somigliare a chi ci appare sempre coerente, uniforme, sicuro di sé è un errore di prospettiva.
  • Nessuno è così, se non per brevi periodi. Spesso ci sono periodi in cui siamo meno creativi e ricchi, a volte siamo tristi. Gli antichi romani avevano un Dio: Giano bifronte.
  • Un Dio importantissimo, si erigevano templi per lui. Questo dio aveva due volti. Sono triste? Sono allegro!  Un lato visibile, e l’altro identico si svolgeva invece nell’invisibile. 2000 anni prima che scoprissimo inconscio, I romani lo conoscevano perfettamente. Ecco cosa ci dice  Giano: “devi vedere i due volti. Se ce ne fosse solo uno, saresti finito, ridotto a una cosa,  a  un oggetto. Se sei vivo e perché ci sono entrambi
  • Se accogliamo la tristezza come una sorella: “stai un po’ qui , raccontami le tue storie”.Arriverà presto anche la sua gemella: la gioia.
  • L’anima è discontinua. Si presenta come flash. Se qualcosa torna spesso, è perché continua a bussare. Se sopporti, tieni duro, ma non accogli.
  • Accogliere la tristezza è immergersi nel silenzio che è  trasmutativo . Se torna sempre la tristezza è perché non vediamo le forze del mutamento che operano dentro di noi.
  • Ci stiamo trasformando, il nuovo zampilla come da una sorgente, ma non lo vediamo. Siamo fissati  sulle idee. Prima fra tutte le idee del passato.
  • Siamo un prodotto della vita che continuamente muta, e noi con lei. Gettiamo via quel fardello doloroso a cui siamo tanto affezionati  e che chiamiamo esperienza.

I sintomi vogliono da noi una sola cosa: che smettiamo di trattarci male.

I sintomi vogliono da noi una sola cosa: che smettiamo di trattarci male.

Un attacco di panico o di colite, febbre o nausea improvvise e violente, una dermatite, un’emicrania: non arrivano a caso, ma quando stiamo tirando troppo la corda in una sola direzione, loro la allentano.

Ci sono momenti nei quali non sappiamo più dove mettere tutta la tensione che abbiamo dentro: rabbia, aggressività, rancore, ma anche esaltazione, fantasie, vergogna, paura, terrore, insicurezza.

Sintomi e malattie, non gravissime, arrivano proprio per canalizzare queste emozioni e per aiutarci a non andare incontro a guai peggiori. Un attacco di panico o un attacco colitico, ad esempio, possono esprimere la stessa esigenza di “buttare fuori “con forza, una tensione interna che aveva bisogno di trovare una via di fuga.

La psicosomatica ha da tempo messo in luce che dentro di noi, c’è una corrente di conversione continua che sposta sul piano corporeo quei contenuti psichici ad alta tonalità (emozioni, tensioni, conflitti, squilibri) che non riescono a essere elaborati dalla mente e dalla psiche. Attraverso il sistema neuro-immuno-endocrino l’energia in eccesso si condensa in sintomi che le permettono di prendere forma e di sfogarsi, mantenendo l’equilibrio psicofisico.

La psicosomatica ha ampliato e approfondito il possibile ruolo e significato della malattia, e ha compreso l’importanza dei sintomo psichici.

  • Nei bambini piccoli senza saperlo usano l’intero corpo come se fosse un cervello, utilizzando organi e tessuti come se fossero funzioni psichiche e mentali, in grado di elaborare, di far vivere quel determinato vissuto problematico, troppo grande per le capacità mentali del momento.
  • Molte dermatiti della prima infanzia, ad esempio, mantengono l’equilibrio psicofisico del bambino nei momenti di insicurezza e di tensione, permettendogli di dar voce, in chiave simbolica, al suo problema.
  • Con la crescita diventa meno evidente, ma si mantiene intatta e quando serve, entra in azione. Spesso ci esponiamo a situazioni per le quali pensiamo di essere equipaggiate (decisioni improvvise, litigi, cambiamenti) ma ecco iniziare le difficoltà: l’emotività, i dubbi, i rimpianti, il sentirsi in colpa, la rabbia ci fanno vacillare.
  • Un sintomo arriva e attrae tutta la nostra attenzione, alleggerisce la tensione interna , con il suo dolore o bruciore o prurito “urla” quello che abbiamo dentro. Senza scompensare il nostro equilibrio complessivo.
  • Se di fronte a situazioni importanti diventiamo sempre più sintomatici, dobbiamo dedurre che tendiamo a sottovalutare le contrarietà, le paure, le resistenze, le ferite che ci portiamo dietro.
  • La loro comparsa invita a non sottoporci a troppa fatica, a troppe responsabilità, a esprimere le contrarietà e ad essere consapevoli delle proprie emozioni.
  • I sintomi ci avvisano che dobbiamo avere più rispetto per il nostro mondo interiore. Possiamo sviluppare un atteggiamento più consapevole verso i sintomi che ci colpiscono. Devono certo essere curati, ma l’atteggiamento dello schiacciarli senza ascoltarli fa sì che, ad ogni occasione, debbano aumentare di intensità o cambiare sede. Il sintomo porta con sé un messaggio che arriva dalle sagge profondità biologiche del nostro essere, deve essere ascoltato e, se possibile, tradotto in un atteggiamento pratico, a vantaggio della qualità della vita e delle relazioni.
  • L’identità è una percezione dinamica in continuo cambiamento. Quindi questi sintomi costituiscono uno strumento prezioso per tenerci aggiornati su ciò che siamo oggi, su quello che oggi possiamo o non possiamo fare, su ciò che ci interessa oppure no. Provenendo da milioni di anni di evoluzione, ci parlano della nostra identità attuale. Ascoltarli significa rinforzarla e proteggerla.

In che modo i disturbi ci salvano dai conflitti interni?

  • Attacchi colitici : svolgono le funzioni di sfogo immediato di emozioni molto intense, soprattutto negative, paura , rabbia, forte contrarietà e senso di vergogna. Le scariche permettono un subitaneo riequilibrio psichico
  • Reflusso gastro-esofageo: quando ogni giorno ci sono troppe cose che ci contrariano, il reflusso si fa carico di esprimere quel di più che rischierebbe di farci dire cose gravi che potrebbero ritorcersi contro di noi.
  • Sindromi febbrili: quando un sovraccarico emotivo, magari associato a notevole stress fisico, rischia di mandarci in tilt, febbre alta e spossatezza ci difendono, fermandoci e permettendoci di far calare la tensione.
  • Attacco di panico : a volte è l’unica opzione per ridurre drasticamente l’accumulo di energie e di emozioni che altrimenti potrebbe creare patologie fisiche o sintomi psicotici.
  • Cefalea ed emicrania: interviene come supporto quando la mente è troppo carica di emozioni, pensieri e preoccupazioni. Non a caso spesso alcuni mal di testa insorgono in seguito a degli stress psico –
  • Nausea e vomito: non associati a problemi organici si incaricano di esprimere il rifiuto viscerale verso una situazione relazionale percepita come indigeribile, inaccettabile. Ci fanno resistere ancora un pò, ma dovremo cedere.
  • Bronchite acuta: si convoglia il bisogno di staccarsi dalla realtà per elaborare le difficoltà che stiamo incontrando nelle relazioni, e che non sono chiare neanche a noi

 

Trattenere troppo, emozioni o stati d’animo, fa ammalare?

Quando  trattenere emozioni o sentimenti  fa ammalare?

 

Ipertensione, dermatite, cefalea hanno un tratto in comune; una diffusa tendenza a trattenere emozioni o sentimenti considerati sconvenienti.

Prima che diventi una patologia psichica o fisica, c’è un periodo nel quale si manifestano sintomi transitori che suonano come campanelli d’allarme.

Se li ascoltiamo nel modo giusto e cambiamo di conseguenza atteggiamento, ci danno la possibilità di evitare la malattia:

  • Il sistema nervoso sovraccarico di energia, anche di contenuti inespressi, al punto che qualsiasi altra richiesta gli suona come inopportuna
  • Tutta la vitalità che non riesce ad emergere implode su se stessa, dando una sensazione di spossatezza ed un lieve atteggiamento depressivo.
  • Difficoltà ad addormentarsi. Poiché anche solo inconsciamente, percepiamo di non aver veramente vissuto durante il giorno. non vogliamo cedere alla notte per esprimere almeno qualcosa di noi.

E’ significativo il fatto che il 95% delle ipertensioni arteriose venga chiamato, dalla medicina ufficiale , ipertensione essenziale, che significa assenza di una causa organica evidente.

A parte i casi legati all’ereditarietà,  si può far riferimento al fatto che l’essenza della persona “non esce”, non ha spazio nel quotidiano. Il soggetto magari vive molto intensamente ma una parte importante della sua natura non si manifesta.

A rimanere trattenute possono essere

  • Innanzitutto emozioni; rabbia, gioia, commozione
  • Sentimenti: d’ amore, d’affetto e d’odio,
  • Anche opinioni, contrarietà, rifiuto, progetti, desideri e fantasie e la spontaneità

Ma perché molti si trattengono così tanto ?

Paradossalmente la causa principale sembra risiedere proprio nell’eccesso di comunicazione.

Infatti tutta questa possibilità espressiva “nell’epoca delle chat e dei social”, impedisce di selezionare nel modo migliore delle cose che sono veramente  da dire.

L’importanza attribuita all’immagine di se, è diventata così prioritaria che molti, a costo dimostrarsi nel modo socialmente più accettabile, finiscono per rimuovere dalle relazioni gli aspetti, seppure importanti, che potrebbero intaccarla.

La persona trattenuta non è una che non parla o che ha una scarsa vita di relazione.

Il  problema risiede principalmente nel non accorgersi di mettere in atto questo comportamento.

E’ ad esempio, il caso di una donna che trattiene la sua libido: energia legata al piacere , dell’entusiasmo e della soddisfazione.In nome di obiettivi di carriere da raggiungere a ogni costo per qualche forma di narcisismo, oppure in nome di una dedizione totale alla famiglia, per un arcaico ma ancora attuale atteggiamento sacrificale.

Questa donna sta trattenendo gran parte della sua energia vitale che riguarda se stessa, cioè la parte che esprime la sua natura, la sua essenza, la sua tendenza a divenire e a evolversi, e che avrebbe la necessità di esprimersi.

  1. Come intervenire, non bisogna stressarsi più di quanto già non lo si è. Non occorre aumentare la quantità di comunicazione.
  2. E’ fondamentale invece iniziare ad ascoltarsi meglio, nell’interiorità e nel corpo.
  3. Per sentire se dentro di noi vi sia una tensione, una pressione, un borbottio, come metafora la pentola di fagioli che bolle sul fuoco oppure una marcata insofferenza, una scontentezza cronica.
  4. Cercare di leggerla , cioè capire da dove arrivi, quale parte di noi sta cercando di farsi largo attraverso la coltre di negazione dentro la quale l’abbiamo avvolta.
  1.  Fondamentale è l’ interpretazione dei segni, psichici e fisici,anche con l’aiuto di una psicoterapia, che spontaneamente si manifestano.
  2. Sono, al contempo sia dei surrogati della parte non vissuta sia delle richieste di attenzione di questa parte che non vuole essere trascurata.

LA FELICITA’…. UNA GUIDA PER VOLERSI BENE

LA FELICITA’…. UNA GUIDA PER VOLERSI BENE

 

Cos’è la felicità? Non è uno stato di perenne allegria..  Sarebbe una condizione finta e superficiale. I problemi esistono; come i progetti di vita e quotidiani , di studio o di lavoro che non riusciamo a rispettare……

Accogli la vita cos’ì com’è senza fare commenti, solo così puoi attivare immediatamente tutte le risorse del cervello ed essere centrato davvero su te stesso, ed evitare di farti manipolare e di subire le intenzioni degli altri.

Il vero problema è sempre lo schema nel nostro modo di affrontarli; più siamo ancorati ad aspettative e modelli e crediamo di sapere come dovremmo essere, come dovrebbero andare le nostre relazioni, il rapporto coi figli, la via lavorativa, più i disagi verranno a visitarci.

Questi modelli, spengono la nostra unicità e originalità. Solo facendoli crollare possono restituirci a una vita sana, cioè una vita in cui cresciamo , ci evolviamo, diventiamo sempre più noi stessi in modo completo, anche grazie agli ostacoli. Quindi la maggior preoccupazione che sia un problema esterno o un nostro difetto, non sarà più a come rimuoverlo.

 Quando un intoppo ci sbarra la strada, pensiamo che sia un freno alla nostra corsa?;

  • forse è una deviazione essenziale. I tormenti , gli intoppi, arrivano per accenderci.
  • le crisi hanno portato alcune persone a ritrovarsi, abbandonando il terreno dalle aspettative per scoprire quello del talento, della creatività e del benessere quotidiano

Le anti-regole

  1. Abbandonare i progetti mentali che ci distraggono, non cerchiamo di correggere le cose secondo i nostri piani. Cerchiamo di essere sempre presente in ogni situazione: il nostro istinto è lucido e ci guida verso ciò che fa per noi, verso gli obiettivi autentici della propria essenza.
  2. Non diamo giudizi a priori: ciò che è accaduto ieri non accade uguale oggi. Non diamo auto definizioni: in noi ci sono molti volti e sono tutti importanti allo stesso modo.
  3. Accolgo ciò che ci accade, anche gli imprevisti e ne ascolto gli effetti dentro di noi, senza rifiutare nessuna emozione e senza commentarla. In questo modo siamo sempre pronti ad assecondare il cambiamento che sta avvenendo nella propria vita.

La psicoterapia per liberarci da paure ed ossessioni

Come la psicoterapia diventa un aiuto per liberarci da paure e ossessioni ?

Le ossessioni più ricorrenti

Il cervello assimila gli stimoli che provengono dal mondo esterno ed elimina le informazioni e i dati che non gli sono funzionali. Noi tendiamo ad affezionarci a certi pensieri, senza sapere che in realtà sono parti “morte” che il nostro cervello sta cercando di eliminare. Dovremmo lasciarli andare senza dare loro troppo peso.

Ma il più delle volte invece tendiamo a identificarci con loro, li interpretiamo, li razionalizziamo e così finiamo per cronicizzarli e amplificarne gli effetti.

Diventiamo ossessivi e ingombranti quando, anziché aprire le braccie a nuove possibilità che ci si prospettano, ci chiudiamo in noi stessi cercando di preservare un equilibrio che non funziona più.

Accoglierli senza ragionarci sopra aiuta a estrarre da loro il grande potenziale di crescita e di trasformazione che contengono. Scopriamo insieme in che modo questo potenziale si manifesta nei “brutti pensieri” più ricorrenti.

  • Paura della morte o di catastrofi Rappresenta un desiderio di rinascita interiore. E’ giunto il momento di lasciare andare la vecchia identità per diventare più simili alla tua natura.
  • Paura delle malattie indica che c’è una quota di energia vitale che non stai esprimendo, un potenziale schiacciato da atteggiamenti mentali mortiferi che non riesce ad uscire allo scoperto.
  • Paura di fare del male: porta in campo il desiderio di maggior autonomia e di recuperare i tuoi spazi quando sono stati invasi
  • Paura per la vita di un nostro caro: evidenzia il desiderio di rapportarsi alla persona in maniera più distaccata e rompere quel legame di dipendenza che non ti consente di crescere.

Per rompere il circolo vizioso dei brutti pensieri durante la psicoterapia vengono   eseguiti attraverso il rilassamento  percorsi immaginativi, che aiutano a trasformare le ossessioni in azioni nitide funzionali

Un esempio

Chiudi gli occhi…prova a percepire dentro di te la presenza sgradevole di certi pensieri. Prova ad immaginare le situazioni che li evocano, o le persone …percepisci il disagio….Visualizza di essere nell’acqua dove vedi galleggiare intorno a te tutti i pensieri che ti turbano di più …..vedi che l’acqua si porta via le sensazioni spiacevoli, si porta via la delusione….Vedi i disagi allontanarsi dolcemente e ritornare…percepisci un senso di mutamento continuo dentro di te…come l’acqua…un grande senso di instabilità……senti la beatitudine che viene dall’incertezza…e ti abbandoni totalmente all’incertezza, lasci tutto com’è…e in questo fluire continuo si crea sempre di più dentro di te l’immagine di un’azione nitida che stai compiendo, un gesto che ti piace solo tuo, che rappresenta un tuo stile, una passione, un interesse…e adesso ti senti finalmente a casa

Un percorso di psicoterapia per evitare l’abuso dei farmaci.

UN PERCORSO  di PSICOTERAPIA  PER EVITARE L’ ABUSO DI FARMACI

I primi passi per non cadere nella trappola dell’ABUSO DEI FARMACI

 

Una persona che sta male deve certo curarsi in modo adeguato, ma spesso il consumo di farmaci atttuale è molto superiore a quello di cui realmente necessita, soprattutto per quanto riguarda sintomi non legati a particolari patologie organiche.

Una parte della stessa medicina scientifica propone farmaci come unica cura per qualsiasi disturbo, anche per quelli che potrebbero beneficiare di altri approcci:

  1. la psicoterapia, il rilassamento,
  2. il cambiamento dello stile di vita,
  3. alcune tecniche di medicina alternative.


  • Il dolore segnala spesso un’esigenza di cambiamento. Non va sempre eliminato altrimenti la psiche rimane a uno stadio infantile
  • Molti pensano che solo gli psicofarmaci: ansiolitici,come antidepressivi, ansiolitici e neurolettici producano dipendenza fisica e psicologica. Ma non è così. Quando il corpo si abitua a stare in equilibrio e vivere con l’aiuto costante di farmaci non necessari, la sua biochimica si abitua e si modella sulla presenza di queste sostanze. Ovviamente la sospensione non crea una crisi di astinenza come nel caso degli psicofarmaci, ma mette il corpo in condizione di forte stress.
  • I farmaci da cui si può dipendere sono anzitutto gli antidolorifici e antinfiammatori, ma anche gli antiacidi, i procinetici, i lassativi, le pastiglie per indurre l’erezione ecc

Questa intolleranza al dolore, associata al continuo ricorso di farmaci ha anche conseguenze psicologiche.

  1. L’ipersensibilità ai sintomi si traduce, per analogia, in ipersensibilità alle difficoltà in generale, facendo più fatica degli altri ad affrontare gli ostacoli della vita. Sembra che induca un atteggiamento passivo, di delega alla pozione magica che risolva le difficoltà, influendo negativamente sullo sviluppo della personalità.
  2. Riduce la capacità di accogliere il malessere e di “fare gestazione” per trasformarlo quando possibile in una risorsa, dall’altro ne riduce la forza, la determinazione, la capacità di resistere, una certa necessaria durezza per affrontare l’attrito quotidiano che la vita impone. In pratica la farmacodipendenza ostacola l’integrazione della personalità.
  3. Esiste e anche un danno sul piano della possibile lettura psicosomatica dei sintomi. Eliminare ogni disturbo con i farmaci impedisce alla persona di cogliere il possibile messaggio che vi è nascosto, che il nostro corpo di tanto in tanto naturalmente produce. Messaggio che potrebbe contenere un suggerimento importante e dunque entrare a far parte della terapia. Significherebbe perdere contatto con il corpo, e di conseguenza con la dimensione inconscia, un’evenienza che non possiamo davvero permetterci

Possibile fare molto cambiando alcune piccole abitudini

  1. Rispettare le indicazioni del medico
  2. Puntare di più su se stessi: spesso il dosaggio e la durata del trattamento possono essere ridotti anche in modo significativo, cambiando alcune abitudini di vita: alimentazione, attività fisica,modo di lavorare e di vivere le emozioni, gestione di conflitti interiori o relazioni. Evitando di puntare solo sui farmaci
  3. Osservare il sintomo: spesso contiene un’indicazione presiosa.Ci chiede di rallentare, di fermarci, di prendere cura di noi stessi. A volte ci spinge ad agire, a risolvere situazioni, a vivere diversamente.
  4. Perciò, a meno di precise indicazioni mediche, non sopprimiamo ogni sintomo sul nascere. Accoglierlo può far si che dopo averci mandato un messaggio se ne vada per sempre

 

 

Le immagini sono dei farmaci efficaci

 

 

LE IMMAGINI SONO   FARMACI EFFICACI

Le immagini rappresentano:

  • il codice del nostro mondo interno,
  • il linguaggio segreto della nostra anima.

Quando stiamo male, se chiudiamo gli occhi e cominciamo a immaginare, mettiamo a disposizione a noi stessi il miglior farmaco che possa esistere.

Lo studioso Oswald Wirth afferma che le immagini risvegliano tutte le idee che si sono sopite nel nostro cervello e che sono capaci di fare riemergere verità sepolte nelle profondità del nostro spirito.

Un’immagine infatti allarga i nostri orizzonti e ci aiuta a fare emergere delle risorse nascoste aprendo le porte a un mondo sconosciuto ricco di possibilità.

  • E’ proprio nel buio più profondo dei nostri occhi che si mettono in moto i più grandi cambiamenti esistenziali e si partoriscono le scoperte più creative.
  • E’ nell’invisibile che si da luce al visibile.

Ascoltare la vera voce dell’anima

 

Utilizzo dell’ immaginazione:

  • Per conoscersi : immaginarsi in un territorio mai visitato

“Senza intenzione il saggio va alla meta”, affermava il maestro del taoismo Lao Tze.

Sapeva bene che la saggezza e la fiducia in se stessi non consistono nel sapere chi siamo e cosa vogliamo, perché è superficiale e ingannevole, credi di essere qualcuno in realtà non lo sei.

 Per conoscerti davvero devi immaginarti come un territorio sconosciuto.

La meta si raggiunge  quando l’azione è senza intenzione, cioè senza progetto, senza “io”: l’azione efficace non nasce dai pensieri.

Ma dall’affidarsi a un sapere innato, come le radice della tua anima, che arrivando da un territorio sconosciuto, porta con sé l’unica informazione che conta, quella scritta nel tuo carattere.

Come nel buio della cavità uterina si forma il feto che verrà, allo stesso modo il non sapere ha tutte le qualità “gestazionali” che ti conducono a far emergere la tua autenticità

Quante volte abbiamo sentito la necessità di staccare la spina e non pensare più a niente. Ma assorbiti da tante preoccupazioni, abbiamo difficoltà a sostare in un momento di silenzio.

  • Le immagini ci aiutano a ritrovare la tranquillità, ci rimettono in sintonia con noi stessi e ci suggeriscono le soluzioni più inaspettate. Quindi non serve arrovellarsi..anzi è più utile cercare una angolo della casa lontano da fonti di disturbo, assumere una posizione comoda e lasciarsi andare al mondo delle immagini.

Come superare il conflitto interiore.Le parole per cambiare prospettiva.

COME POTENZIARE LA FIDUCIA IN SE STESSI

“Sono il solito stupido” appena lo dici crei in te due figure: quella che giudica e quella giudicata, la superiore e l’inferiore. Spaccato in due, però, dimezzi le forze

Fiducia in se stessi significa essere saldi sulle radici, senza cercare all’esterno continue conferme del proprio valore.

Rimproverarsi perché non siamo come il mondo ci vuole crea invece una spaccatura che fa crollare la fiducia.

Perché lo facciamo e come smettere?

Le parole sbagliate: “ per l’ennesima volta ho sbagliato e mi sono data della stupida”

È una delle frasi più classiche della sfiducia in se stessi: ma è anche una frase che la crea.

Quando dici così infatti tratti il tuo mondo interno come se fosse composto da due figure;una superiore e una inferiore. Il superiore vuole correggere l’inferiore, dominarlo, domarlo, lo guarda dall’alto e lo giudica. Ovviamente pensi che il vero te stesso sia quello che guarda dall’alto, l’altro è solo un ostacolo, un ombra da eliminare.

 In pratica sei spaccato, in conflitto. Il conflitto interno, lo sforzo di rimettere a posto ciò che non va bene, di correggere l’essere inferiore che c’è in te, è purtroppo senza fine, perché nessuno può eliminare la propria ombra. Così finisci per dirti continuamente come dovresti essere, come dovresti sentirti, come dovrebbe andare un rapporto ecc Lo fai sulla base di una norma assorbita dall’esterno. Quando il nostro sguardo è costantemente rivolta all’esterno, perdiamo di vista la propria naturalezza. Non puoi che diventare insicuro.

La sfiducia nasce proprio dal volersi condurre, nelle cose della vita, sulla base di un’idea di normalità, di una norma esterna da rispettare

La mancanza di sfiducia è un continuo peso sul cuore che ti impedisce di “vivere”

  • In coppia pensi di non meritare l’amore. Quando ti accorgi che la vita è una continua implorazione all’altro perché ti conceda il suo amore altrimenti ti sembra di non esistere, l’amore è diventato una dipendenza e alla base c’è una grande mancanza di fiducia in se stessi.
  • Con i figli temi di non essere adeguato: appena ti accorgi di non aver voglia di giocare con i tuoi figli, subito ti senti un cattivo genitore
  • Con gli altri hai paura di restare isolato; se non sei brillante o al centro dell’attenzione ti senti immediatamente escluso
  • Al lavoro ti senti un fallimento;essere realizzati è spesso confuso con fare un lavoro di prestigio

 

Le parole che cambiano la propria prospettiva

  • Ebbene si, non sono perfetto
  • Non posso farci niente
  • Sia quel che sia
  • Smetto di farmi domande
  • Smetto di cercare risposte
  • Non ho progetti
  • Non voglio sistemare le cose
  • Cedo e mi affido alla vita