Come superare un abbandono

IL DOLORE DELL’ABBANDONO

Il nostro occhio è troppo proiettato sull’esterno: “ Lui o lei mi ha lasciato, perché l’ha fatto? Non mi do pace?”

Aggrapparsi al passato ci rende vulnerabili e rende cronico il dolore.

 Ogni abbandono ripulisce l’anima e apre le porte a un nuovo inizio. 

La prima cosa da capire  è che quando veniamo lasciati, in realtà siamo noi che lasciamo un immagine di noi stessi che non è più funzionale. 

La sofferenza diventa  una fase naturale: 

  • Possiamo attivare uno sguardo interiore che percepisce i propri stati interni, facendo un vuoto senza giudicare. 
  • Altrimenti  il dolore continuerà a lungo, ciò che ci farà soffrire non sarà l’evento in sé, che è passato, ma l’orgoglio, cioè il nostro aggrapparci a quell’immagine di noi stessi ormai morta. 
  • Niente è per sempre. Tutto ciò che ci capita ha un valore funzionale. 

Anche l’abbandono: ha una funzione evolutiva, trasformativa.

Quando siamo ancorati alla nostra idea comincia l’inferno, perché rendiamo reale ciò che non è reale e nell’irreale non possiamo trovare soluzioni. Eppure la vita  è fatta di abbandoni: Il feto deve abbandonare la placenta iniziare a respirare poi camminare con le proprie gambe. 

L’idea di amore perenne è una malattia. Rendendolo permanente lo rendi artificiale. Impara a cedere. 

Chiediti :”Che rapporto era diventato se non ti sei nemmeno accorto che non gli piaci di più?” Vuol dire che il tuo sguardo era assente, era fissato altrove, sull’idea di un rapporto ideale. Quindi è una disperazione omologata. È una ferita del l’Ego. Ma è una ferita che prepara il prossimo sviluppo, se ci concediamo di accoglierla. 

Il dolore dell’abbandono arriva per spazzare via un identità che non ti appartiene, ti costringe a entrare in rapporto con le tue radici, con la parte di te che non vedi, che vive nel buio e ti crea. 

Se affidi la tua felicità a qualcuno ti perdi: l’abbandono ti fa riprendere in mano te stessa.

Se stai bene solo perché stare con qualcuno, allora si che c’è un problema!

 I disagi per fare il loro lavoro hanno bisogno della nostra resa. 

Non stai male perché lui ti ha lasciata, stai male perché il dolore in realtà ti libera da una relazione che ormai ti aveva stancato hai bisogno di trovare la tua nuova identità. Arrenditi e tutto inizierà a muoversi

Un Pronto soccorso per i disturbi psicologici

Un pronto soccorso per i disturbi psicologici.

Un’emergenza psicologica 

Può capitare, dopo un traumache sia un lutto, una delusione amorosa o una semplice giornata difficile, di essere abbattuti e non trovare risorse per riemergere dallo scombussolamento.. 

Lo studio di psicosomatica della dott.ssa Gussoni Nicoletta, unisce le tecniche della psicologia strategica a quelle della psicologia del benessere, terapia breve finalizzata all’acquisizione delle risorse necessarie per gestire le crisi emotive anche in modo autonomo. 

Il servizio si rivolge a tre tipologie di pubblico. 

  • Il destinatario principale è la persona a cui è successo di recente qualcosa di sgradevole: interruzione di una relazione, lutto, delusioni, litigi, incidenti, mobbing, bullismo, aggressioni perdita del lavoro.
  • Grandi piccoli drammi reali. 
  • Il secondo target è costituito da persone che hanno vissuto una giornata difficile perché si sentono invasi da ansia, rabbia o tristezza  non sanno come gestire l’emozione. 
  • Il terzo pubblico è composto da persone che stanno bene ma desiderano  usufruire di uno spazio e di un tempo di relax fisico e mentale. 

Insomma non occorre per forza aver subito un trauma per rivolgersi al servizio di emergenza. 

  • Si può anche scegliere di effettuare un colloquio per rilassarsi, anziché andare in una spa.
  •  Con la possibilità di imparare esercizi su misura di rilassamento per prolungare gli effetti delle sedute anche a casa. 

Il pronto soccorso interviene durante lo stato di crisi, ma le sedute servono anche a rendere i pazienti autonomi nella gestione delle emozioni.

Si insegna a trasformare la rabbia, l’ansia la paura il dolore in emozioni più gestibili, essendo stati passeggeri fisiologici, si possono modificare, imparando delle tecniche appropriate. 

L’intento è creare una cultura dell’aiuto psicologico più vicina al relax e all’autoefficacia che alla terapia. 

Portando la psicologia pratica all’interno e al servizio della quotidianità con tutti i suoi stati emotivi di alti e bassi. 

Per differenziare l’idea sanitaria del “guarire” dal concetto più gratificante umano di “stare bene”. Non si vuole sostituire e opporsi a un intervento psicoterapeutico strutturato e ordinario. 

Anzi, in parte si tratta di una prevenzione rispetto al consolidamento di disturbi conclamati, in parte può generare inserimenti a percorsi psicoterapeutici più strutturati. 

È possibile prenotare le sedute da effettuare sia in presenza che on-line, con una durata di 45  minuti .

Ansia

VINCERE L’ANSIA

E’ possibile vincere l’ansia?

Quando scopriamo che disagi non vanno combattuti ma accolti, tutto può cambiare

Dobbiamo smettere di attribuire la causa dell’ansia a qualcosa di esterno: come il lavoro, i figli, il futuro, la coppia, le troppe cose da fare. L’ansia non è mai legata all’esterno.

Per questo non serve a nulla impegnarsi per sistemare le cose che non vanno nella propria vita, anzi è proprio l’eccesso di controllo che esercitiamo su noi stessi a scatenare quest’energia misteriosa e dirompente.

L’ansia nasce da dentro, un’energia interna che viene dal buio.

Un’energia che vuole solo una cosa: farci vivere, liberare la nostra sorgente dalle gabbie mentali, far fiorire il proprio seme.

Non ha senso combatterla: siamo noi a crearla!

Occorre accoglierla e con lei andare nel profondo da cui proviene.

Cos’è il profondo?

L’occhio deve scendere nel buio.

Deve andare in profondità: dove non esiste l’esterno, il passato e futuro e la famiglia che noi pensiamo ci abbia condizionato, il lavoro pieno di insidie. Dove non ci sono tutti gli alibi che ci creiamo, le idee che ci siamo messi in testa, i doveri da assolvere, i modelli da imitare. Nel profondo tutto questo non esiste.

Anzi la persona che pensiamo di essere non esiste.

Esiste l’ansia che ci sta dicendo: non sei al mondo per stare meglio o per sistemare le cose.

Sei qui per fare germogliare la propria pianta e per farlo devi stare con ciò che c’è così com’è.

Allora ci accorgiamo che qualcosa nel profondo sa come costruire la nostra vita e lo fa in ogni istante: ci fa respirare, crea il nostro corpo, ci manda le emozioni lo fa senza il nostro parere.  

Come incontrare il nostro seme, che ci costruisce, ma che  non tollera i nostri schemi mentali le nostre idee su dove guidare e indirizzare la nostra vita. Non ne può più dei nostri lamenti per le cose che non vanno come vorremmo.

Quel seme vuole che noi ci facciano da parte , altrimenti se insistiamo a chiuderci nelle nostre gabbie mentali, ci manda un’energia così forte che ci travolge.

Ogni sera quando andiamo a letto a dormire, sprofondiamo nel buio. Non importa cosa è accaduto, qualcosa dentro di noi sceglie il buio. Ci porta proprio lì, dove esiste il nostro seme.

Siamo fatti per qualcosa di più profondo, non banalizziamoci dando importanza ai problemi di superficie. Non siamo banali. L’energia dell’ansia ce lo ricorda.

Autostima

L’Autostima, terapia breve per superare le insicurezze

Nessuno può farti più male di quello che fai tu a  te stesso”. Gandhi.

Mai come negli ultimi tempi gli insoddisfatti di sé stessi crescono, l’insicurezza sembra un’epidemia, che sta producendo più vittime del coronavirus.

Aumentano il numero di persone che convivono ogni giorno con la sensazione di non essere adeguate.

Un timore di essere giudicati inadeguati rispetto agli standard sempre più elevati che la società impone. Può riguardare ogni ambito della vita: lavoro, vita privata, relazioni sociale.

Anche se spesso il giudice più severo si rivela quello interiore: che continua a ricordarci, che comunque non è mai abbastanza, che malgrado tuti gli sforzi effettuati non sarete mai attraenti e capaci e poco interessanti.

Per tamponare la fragile autostima ci si nasconde spesso e volentieri dietro le bugie, facilmente smascherabili, che finiscono inevitabilmente per danneggiare se stessi e i propri rapporti . Altre volte assecondiamo gli altri in una sorte di sottomissione relazionale. Pur di essere accettati anche se non siamo d’accordo rispondiamo a qualunque cosa ci viene richiesto. Per timore di deludere gli altri si finisce intrappolati nel bisogno di compiacere l’altro per essere costantemente benvoluti e apprezzati.

La paura di non essere all’altezza può spingerci alla fallimentare ricerca della perfezione. Una fatica inutile. Lo sforzo di perfezione rischia di trascinarci nella grande imperfezione o per eccesso di rigidità o per perdita del controllo.

La tanto agognata pietra filosofale chiamata autostima, non si eredita, ma si costruisce.

Come sosteneva Albert Einstein, “la misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario. Si è sconfitti solo quando ci si arrende. Il percorso per diventare capaci implica provare, carriere e rialzarsi.”

  1. La propria sicurezza, viene guadagna sul campo, dimostrando a se stessi che siamo in grado di agire concretamente.

2. Bisogna evitare gli obiettivi impossibili.

3. Accettare che qualunque abilità complessa va acquisita a piccoli passi.

4. Per saltare in alto bisogna prima allenarsi e saper tollerare le frustrazioni.

5. Nessuno può sostituirsi al nostro posto. La responsabilità di affrontare le prove che la vita ci pone è personale.

6. Se deleghiamo a qualcun altro, ci priviamo di un’importante opportunità di crescita, oltre a incrementare le nostre insicurezze

7.Spesso il bisogno di fare bene, ci irrigidisce nella ricerca di una perfezione irrealistica e stagnante.

8.Occorre tenere a mente che non si può piacere a tutti, vista l’enorme varietà dei gusti, valori, opinioni e abitudini che caratterizza il genere umano.

Le relazioni sono come un tango: per creare relazioni costruttive occorre stabilire rapporti reciproci nel dare e ricevere. Possiamo piacere agli altri solo se corriamo il rischio di mostrarci per quello che siamo, con le nostre debolezze, senza fingere, con i nostri pregi difetti.

Come affrontare i problemi della separazione

Quali sono le reazioni dei figli alla notizia della separazione?

Le reazioni sono diverse a seconda dell’età e della fase di sviluppo che stanno attraversando.

Inoltre, un peso fondamentale è rivestito dalla personalità del bambino e dal suo livello emotivo.

  • Possiamo immaginare che bambini  tendenzialmente tranquilli, cioè emotivamente stabili, in grado di adattarsi alle variazioni dell’ambiente circostante, tenderanno a rispondere, almeno inizialmente, in maniera più positiva alla notizia della separazione.

Un altro fattore molto importante sono le circostanze in cui avviene la separazione.

  1. I figli reagiscono meglio alla separazione dei genitori quando la decisione è condivisa da entrambi.
  2. La decisione non dovrebbe essere solo condivisa, ma anche sviluppata in modo funzionale e con una giusta elaborazione della scelta.

Le diverse circostanze avranno implicazioni emotive diverse ed effetti diversi sui membri della famiglia:

Differente è la separazione decisa gradualmente in seguito alla continua verifica della incompatibilità della coppia coniugale, rispetto a una  decisione presa repentinamente in seguito alla scoperta di un tradimento.

Allo stesso modo è fondamentale il clima emotivo e relazionale in cui si decide e si realizza la separazione:

  • Molto dipende,infatti, dal livello di accordo o di conflitto tra i genitori.
  • Un clima emotivo relativamente sereno e la capacità dei genitori di gestire la separazione senza coinvolgervi i figli in modi disfunzionali e ricattatori. Contribuiscono a rendere questo momento meno problematico per la prole.
  • Infine ha il suo peso, ovviamente, il modo ed il momento in cui viene data ai figli la notizia della separazione.
  • L’impatto di questa notizia sarà ridotto se la comunicazione viene fatta in un ambiente rilassato e familiare. Con la possibilità di avere a disposizione tutto il tempo necessario per rispondere alle domande che i figli potrebbero voler porre.

Esperienze stressanti e traumatiche : il dolore dietro il camice

Il dolore dietro il camice: esperienze stressanti e traumatiche

Un’infermiera racconta: “vorrei riposare perché sono stremata, ma ho paura ad addormentarmi, di sognare l’immagine  dei pazienti, i loro occhi sbarrati che supplicano aria, che implorano speranza di rassicurazioni.”

In queste parole emerge quello che sembra essere riconosciuto da tutti gli operatori come il maggior rischio di fragilità a cui sono sottoposti, ovvero farsi carico  della comunicazione tra i pazienti ricoverati e la loro rete familiare, trovandosi schiacciati dalle aspettative di salvezza  e di guarigione, dalla paura di fallire, dal senso di impotenza e da quello di mancare alla promessa fatta a un figlio, a un genitore. Perché in questa emergenza non si tratta solo di curare clinicamente i sintomi di un virus sconosciuto, ma soprattutto di prendersi cura, sostituendosi a quelle figure familiari che non possono essere vicini ai propri cari.

L’epidemia sta stravolgendo negli operatori sanitari le personali modalità elaborative dei decessi, inducendoli spesso a colpevolizzarsi per non aver salvato il paziente e facendoli sentire inadeguati. Moltissimi medici infermieri soffrono di disturbi del sonno poiché attraverso il sogno vengono processati tutti gli episodi traumatici a cui durante la veglia non viene dato spazio, tempo è opportunità di essere elaborati. Da qui l’angoscia che trova un suo sfogo e una sua espressione proprio nei processi onirici.

Non condividere con l’altro ciò che genera dolore correlato al fallimento dei processi di coping, ovvero la capacità cognitiva e  di fronteggiare esperienze stressanti o traumatiche.

La paura il contaminare le persone vicine, richiama in maniera analoga un’altra forma di terrore condivisa dagli operatori .  La paura di infettare i propri familiari portando a casa la malattia,  il timore di contagiare emotivamente i coniugi, genitori figli chi aspetta la casa.

Il terrore di essere contaminato ed infettare gli altri, con la messa in atto di gesti ripetitivi di vestizione e svestizione e di pulizia,  che rischiano di diventare maniacali e persecutori.

L’ossessione di disinfettare che placa ed esorcizzare la paura rinnova contemporaneamente il rischio e il timore di un circolo vizioso che non trova mai pace.

Ancora una volta una sintomatologia fobica-ossessiva rischia di amplificarsi proprio perché la persona si esclude, attraverso la comprensibile scelta dell’isolamento volontario come gesto di amore, dalla dimensione relazionale con l’altro. Questa malattia non ha solo infettato le persone, ha contaminato soprattutto le relazioni , dal momento che in assenza di un vaccino l’unica modalità di sicurezza che possiamo mettere in atto passa attraverso il distanziamento e isolamento. I contributi e le evidenze portate negli ultimi anni dalle neuroscienze ci dimostrano come la mente umana è relazionale e la privazione di questa dimensione ha  ricadute  sul nostro funzionamento psichico, cognitivo ed emotivo.

 

Sul lungo periodo questa pandemia rischia di danneggiare i professionisti medico sanitario, sia nella loro sfera umana personale e privata, sia nelle relazioni sociali.

  • Gli operatori sanitari sono sottoposti a un carico di lavoro È una fatica emotiva senza precedenti, che rischia di lasciare segni profondi nelle loro vite e nelle  loro identità professionale.
  • Fondamentale è un supporto psicologico intervento clinico per prevenire o arginare  fenomeni di burnout come conseguenza di questa emergenza, affinché la ferita del  trauma  non si cronici in stati di disturbo post traumatico da stress, ma possa dare vita a processi di resilienza e a una più efficace crescita post-traumatica.
  • Un supporto psicologico specifico per medici, infermieri ma anche addetti alle pulizie alla sanificazione e alle strutture ospedaliere per intervenire precocemente sui sintomi, fornendo uno spazio di ascolto psicologico affinché non si sentano lasciati soli in quest’esperienza.
  • Con modelli che derivano dalla medicina narrativa o tecniche di natura supportivo espressiva per l’elaborazione del trauma e la promozione di processi di resilienza. Passata l’onda anomala di questa lunga tempesta resteranno le ferite in tanti medici infermieri che non si sono mai fermati.

Tornerà anche per loro una nuova normalità, ma scopriranno che il paesaggio è cambiato: è in quel momento che avranno più bisogno di uno spazio di ascolto di cura.

 

Frustrazioni e disagio psicofisico:il potere antistress del respiro.

Frustrazioni e disagio psicofisico: potere antistress del respiro

Sia che tratti di paura per contagio da Covid o di timore di perdere il lavoro , per rispondere  al senso di frustrazione e insoddisfazione, all’apatia e al disagio psicofisico, si ricorre a compensazioni che minano la salute :“ fumo, sedentarietà, eccesso di zuccheri  e alcool ” che sono i fattori principali che oggi ci fanno ammalare. Tutti siamo immersi in un vortice di vita, che ci lascia senza respiro, che aumenta il nostro disagio fino a stati di ansia e di attacchi di panico. Un adeguata tecnica respiratoria , può combattere efficacemente ogni tipo di stress, che è alla base di malattie minacciose come ipertensione, depressione, sistema immunitario indebolito. La tesi ormai accreditata da parte di tanti esperti è che lo stress e le malattie provocate possono essere eliminate con un approccio dolce, buttando via quantità di farmaci a cui ricorriamo ormai dipendenti.

Quattro aree del benesssere:

  • La gestione del respiro
  • Il lavoro mentale come rigenerazione, definita Mindfulness
  • L’attività fisica e la corretta alimentazione

Esercizio per i momenti di crisi.

Ogni volta che siamo in crisi e ci ritroviamo in una tempesta di pensieri ed emozioni difficili, se vogliamo agire efficacemente, non possiamo lasciare che la tempesta ci porti via, quindi la prima cosa da fare è  gettare l’ancora. In altre parole, dobbiamo tenerci saldi nel momento presente. Fatto questo, possiamo considerare le opzioni disponibili.

  1. Il primo passo è connetterti con il tuo ambiente: nota cinque cose che puoi vedere, cinque che puoi udire e cinque che puoi toccare o sentire sulla tua pelle.
  2. Dopodiché, inizia a  respirare in modo lento e profondo.
  3. Dopo aver ripreso contatto con il momento presente, continua a respirare consapevolmente, usando la respirazione  come un’ancora per mantenerti saldo fino a quando la tempesta delle emozioni comincia a placarsi.
  4. Poi, prenditi qualche momento per esaminare il tuo corpo, ascolta ciò che provi. Identifica le sensazioni dolorose, osserva, respira in esse, espanditi attorno ad esse e lascia che siano presenti.
  5. Dopodiché, fai un passo indietro e nota tutti pensieri che ti frullano in testa. Infine riconosci in te stesso  ciò che sta succedendo, la crisi in atto, i pensieri e le emozioni che stai provando.
  6. Le azioni che sono possibili da intraprendere per affrontare la crisi efficacemente.
  7. Ritorna continuamente su questi passi fondamentali e continua a  usarli finché la crisi non è superata.

Ricorda: tutte le crisi, per quanto dolorosi siano, sono opportunità per crescere, per espandere la propria flessibilità psicologica. Perciò, ogni volta che puoi chiediti

  • In che modo è possibile crescere con questo disagio?
  • Cosa possiamo imparare?
  • Quale abilità, conoscenze o risorse possono sviluppare da quest’esperienza?

Come superare i momenti più critici.

Superare i momenti critici e vivere pienamente il presente

Nella società occidentale del benessere , specialmente in questo periodo di epidemia da “Covid-19″ sembra impossibile raggiungere un controllo sulla realtà e sui nostri pensieri, come il famoso “andrà tutto bene” .

  1. Immagina per un momento che quasi tutto ciò che credi su come raggiungere la felicità è in realtà inesatto o falso. Immagina che siano proprio queste  convinzioni a farci sentire infelici.
  2. Se in realtà fossero proprio i nostri sforzi per riconquistare la felicità a impedirci di ottenerla?
  3. Se scoprissimo che quasi tutte le persone che conosciamo si trovano sulla stessa barca?

Non sto ponendo queste domande soltanto per attirare l’attenzione, ma molte ricerche scientifiche lo dimostrano.

  • Conduciamo la nostra esistenza affidandoci a molte convinzioni inutili e inesatte a proposito della felicità, idee ampiamente accettate solamente perché tutti sanno che è così.  Tali convinzioni sembrano assolutamente sensate, ed è per questo che li ritroviamo in quasi tutti i libri di auto-aiuto. Purtroppo, però, queste idee fuorvianti creano un circolo vizioso. Questa trappola psicologica è nascosta così bene che nulla ci fa sospettare di esserci dentro.
  • Si può imparare a riconoscere la trappola della felicità e cosa ancora più importante, si può scoprire come uscirne.
  • Siamo prigionieri, un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, in una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni negative. Che poi è una battaglia contro la realtà e contro la stessa natura dell’essere umano.
  • Perennemente in lotta e destinati alla sconfitta, dato che il controllo che abbiamo sui nostri pensieri ed emozioni è in realtà infinitamente minore di quanto la nostra cultura voglia farci credere, come abbiamo potuto sperimentare difronte a un virus sconosciuto. E’ inevitabile ritrovarsi spossati, frustrati e delusi di sé e della propria esistenza.
  • Occorre un percorso per prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri, destinati a perseguire chimere impossibili: essenzialmente in ricerca di emozioni e pensieri positivi pensando di  recuperare la nostra libertà di scegliere di agire come riteniamo meglio per noi.
  • E’ possibile applicando i principi della ACT (Acceptence and Commitment Therapy), di Russ Harris un approccio terapeutico che ha solide base scientifiche, con l’obiettivo di sviluppare la flessibilità psicologica che ci consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori. 

AFFIDO CONDIVISO o ESCLUSIVO

LA SCELTA TRA AFFIDO CONDIVISO O ESCLUSIVO

  • Nell’affidamento esclusivo è il genitore affidatario ad esercitare in via primaria la responsabilità genitoriale. Tuttavia, egli deve favorire il rapporto tra il figlio e l’altro genitore, affinché quest’ultimo eserciti il diritto di visita (nei tempi e secondo le modalità stabilite dal giudice) e partecipi alle decisioni più importanti nell’interesse dei figli.
  • La decisione di un affido esclusivo se non trova circostanze concrete, dettagliate e specifiche tali da poter stabilire che l’interesse e il sano equilibrio e sviluppo psico-fisico del figlio  sia  pregiudicato dal comportamento di un genitore, difficilmente potrà trovare applicazione. Pur non comportando la perdita della responsabilità genitoriale, impone delle limitazioni.
  • La richiesta di un affidamento esclusivo  sarà evidentemente inammissibile in carenza dei presupposti di legge, perché è in contrasto con il principio della bigenitorialità.
  • Una conflittualità fra genitori, non è sufficiente ad elidere il diritto alla bigenitorialità, (cfr. Cass. Civ. n.27/2017). Infatti la conflittualità tra i coniugi, se deriva dalla particolarità caratteriali di entrambi, non risulta, un pregiudizio tale da alterare e porre in serio pericolo il sano equilibrio e sviluppo psico-fisico del figlio.
  • Inoltre un regime escludente rischia di essere interpretato come una ghiotta occasione di vendetta da utilizzare nei confronti dell’altro genitore. Con il rischio che il figlio rappresenti un oggetto di ritorsioni fra i coniugi, piuttosto che il fulcro centrale di cui tener conto per modellare accordi e richiedere provvedimenti.

 

  • L’affidamento condiviso garantisce il diritto del minore di ricevere  cure ed educazione da entrambi  i genitori. E’ fondamentale che le decisioni di maggiore interesse per la vita dei figlio, possano essere assunte di comune accordo da entrambi i coniugi. Quindi i genitori dovranno confrontarsi tra di loro e decidere insieme (ad es la scuola scegliere, le cure mediche non urgenti; l’attività sportiva ecc.). Per ciò che concerne il quotidiano, invece, entrambi i genitore potranno scegliere in assoluta autonomia nel rispetto dell’interesse del minore.