Pensieri inconcludenti

“Perché non riesco a fare una scelta?”

E’ UTILE  IL RIMUGINIO?

Molto frequente in terapia questa domanda:  “Perché non riesco a fare una scelta?”

Pensare che il problema sia  decidere se separarsi o se rimanere insieme, se cambiare lavoro o non lasciare l’attuale occupazione, rimuginare per  poterlo risolverlo…

 

Invece sono proprio questi continui pensieri e il rimuginare il  vero problema.

La vera soluzione non è risolvere quello che noi crediamo sia il problema: se ci proviamo resteremo incastrati lì per anni, logorati dal rimurginio.

La giusta via è staccarsi da se stessi da una mente piena  di rimuginii, di convinzioni. I pensieri non possono prendere decisioni giuste, tutte le decisioni che prenderemo usando i pensieri non saranno utili.

Serve altro, serve il vuoto.

Ci sono due vite. Una interiore, ma quella che occupa la mente per il novanta per cento del tempo  è tutta esterna : “ sto male perché il  lavoro non ci piace, …sto male perché non ho abbastanza soldi, sto male perché con il partner  non funziona…”

E’ sempre una causa esterna l’occhio è rivolto all’esterno, quindi non si può andare da nessuna parte.

Poi c’è un’altra vita, l’unica vita che conta, la vita interiore. La prima cosa da sapere è che “ devo decidere se stare o no con lui” è una frase sbagliata. Noi pensiamo di poterci governare e questo è un grande veleno. Non siamo noi a decidere.

E’ qualcosa dentro di sé che, a tua insaputa, prende le decisioni giuste al momento giusto e quando lo fa non ci sono dubbi, tentennamenti. Dentro di noi c’è un energia antica come il mondo che sta creando l’uomo o la donna che siamo. Non le interessa sapere con chi stiamo, chi frequentiamo, dove andiamo.

Questa energia ci crea ininterrottamente, crea il nostro il nostro corpo il nostro modo di fare, ci fa crescere i capelli e ci orienta verso i nostri gusti. Sta sempre nascosta nel buio e si stanca dei nostri tentativi di guardare la vita con i pensieri e i ragionamenti. Invece di volerci dirigere, occorre iniziare a percepire e assistere. Se continuiamo a ripeterci “devo decidere a tutti i costi” il problema si complica perché attiviamo solo funzioni razionali.

Se invece entriamo in uno stato di “non decisione” allora ci possiamo appellare a stati energetici differenti, più profondi, che decidono in modo più consono a noi, alla nostra parte autentica e innata, che razionalmente non conosciamo. Esistono due tipi di decisione, quelle superficiali e quelle che vengono dal profondo.

Tutte le volte che pensiamo di avere un problema è sempre legato al mondo esterno., al proprio intervento. Quindi occorre imparare a non intervenire più.

C’è uno stato interiore, indipendente dal tempo, ed è lo stato dove i problemi si risolvono automaticamente. Noi ci accaniamo a voler mettere le cose a posto. Invece attivando quello stato interiore entriamo in un regno energetico capace non soltanto di risolver il problema, ma di portarci a utilizzare funzioni e percorsi che da troppo tempo non utilizziamo più. Il vero punto è che non stiamo utilizzando le nostre risorse per essere felici. E’ solo questo che ci fa star male.

 

Per avvicinare la nostra parte più autentica, prima di tutto occorre cercare il vuoto, il buio dentro di noi, la non-azione. Quando siamo in preda al dubbio, proviamo a dire “Non devo decidere. Cerco il buio e aspetto che la decisione arrivi da sola…”

Chiudere gli occhi e cercare il buio, il vuoto, che deciderà per te. Percepire il proprio stato interno senza giudicarlo, e spostare lo sguardo sul nulla e aspettare

 

 

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