pessimismo

Come superare il pessimismo

 Come superare il pessimismo patologico

“E’ andata male ieri, quindi andrà male domani” è il ragionamento di chi vede sempre tutto nero. Un’idea che condiziona la vita e la peggiora nettamente.

Scopriamo come rompere l’incantesimo

Il pessimismo non  funziona: non propone niente di risolutivo, non aiuta ad attingere alle risorse disponibili, si oppone a peso morto ai tentativi di cambiamento.

 Ma non solo: si presenta come ideologia latente della persona, segue come un’ombra le sue azioni, le influenza in modo negativo e poi spinge a trarre le solite,fallimentari conclusioni. Naturalmente esiste anche un pessimismo creativo: letteratura e cinema utilizzano spesso una visione negativa della vita. Tanto che viene da pensare che sia una delle manifestazioni essenziali del pensiero umano

Il pessimismo esiste da quando esiste la coscienza, perciò dobbiamo dedurre che funziona come elemento necessario per lo sviluppo del pensiero autonomo e della consapevolezza. Tuttavia, oltre a questo pessimismo naturale ne esiste un altro, molto meno filosofico.

 Anzi, è altamente distruttivo e rischia davvero di rovinare l’esistenza di chi lo produce ovviamente senza che ve ne sia consapevolezza. Parliamo di quella matassa di pensieri fallimentari e svilenti che, rigorosamente, invade la mente di alcune persone nel momento  in cui qualcosa della vita non va per il verso giusto.

Non è quindi una filosofia di vita, né una visione del mondo, bensì l’invasione da parte di un flusso di conclusioni che ruotano intorno al concetto grezzo e acritico, di “fallimento totale”. La persona viene lasciata dal partner oppure è un momento difficile della coppia? Ecco subito aprirsi in automatico, un ventaglio di pensieri : “la mia vita è finita,… non sarò mai capace di avere una relazione,.. sono io ad essere sbagliato, fallito in tutto”. La persona va incontro a una crisi  lavorativa o anche un semplice errore professionale. Ecco ripartire lo stesso ventaglio. Il pensiero: “ho fallito in tutto” .

  •  Il disfattista trae una conclusione sul passato sul presente: tutto quello che si è fatto non è servito a niente, non è andato bene, non ho alcuna chance di riscatto. La sensazione di fallimento non è relegata all’ambito in cui ci si trova in difficoltà, ma a tutti gli ambiti la singola crisi, singola battuta d’arresto riverberano sull’intero valore della persona.
  • Il disfattismo banalizza il passato, annienta il presente, impedisce il futuro, coinvolge tutto e trascina tutto nel baratro. Chi lo vive ne viene stravolto, resta immobilizzato, avendo ogni volta, la sensazione globale che è stato “tutto inutile”. Si potrebbe dire che il pessimismo diventa patologico quando influenza in modo così decisivo i momenti di difficoltà.
  • Il pessimismo normale infatti non paralizza, certamente ostacola, rende le azioni più farraginose, ma permette comunque di fare tentativi, sebbene senza entusiasmo. Il pessimismo patologico invece blocca con forza.
  • La persona, invasa dal flusso di pensieri, non può realmente affrontare la vera difficoltà.  Quindi ogni crisi e  difficoltà diventano ancora più grandi.
  1.  Affrontare la vita.

È dunque necessario provare a liberarsi da questa pesante zavorra che condiziona l’esistenza. Il primo passo è sicuramente quello di chiedersi se, per caso, dietro tutta questa negatività non vi sia proprio la paura di crescere, di affrontare la vita è di prendersi la reale responsabilità della propria trama e quindi, al contempo, se non vi sia un’infantile non accettazione della vita nelle sue varie, complicate manifestazioni.

Dire che è tutto finito, in fondo è più facile rispetto all’affrontare le crisi a viso aperto.

Può essere giunto il momento di iniziare a vivere e a smettere di nascondersi nella tana delle disfattismo. Il vaccino al pessimismo è accorgersi che tutto è ancora possibile. Purtroppo il pessimismo, soprattutto quello intenso è contagioso per chi ci vive accanto, si rischia di convincere qualcuno di creare  un’atmosfera negativa .

2. Esci dal “  bianco e nero”.  Chi di fronte al fallimento o una crisi, sviluppa un  grande pessimismo patologico, che non gli fa vedere eventuali problemi. Occorre uscire dalla visione dualistica,  dall’alternanza tra i due estremi. Stai nella realtà della sua mutevolezza, altrimenti non potrai mai affrontarla al meglio delle tua possibilità. Le visioni statiche ti limitano, perché la vita si nutre di imprevisto.

 Per superare tutta questa negatività, che spesso è il timore del nuovo, occorre ritrovare, giorno per giorno, il filo della propria trama e il piacere della scoperta. Quando allontani alcune frasi il cervello apri le finestre e fai scorrere aria nuova: frasi autosvilenti: sono” un fallimento totale”; “non riesco a far andare bene niente” “sono io essere sbagliato”.

Frasi sfiduciate: “ciò provato ma non funziona e non funzionerà mai. Ma chi potrà mai interessare?”

Frasi apocalittiche: “è tutto finito ormai non c’è più niente da fare. Le possibilità sono esaurite”.

 Frasi rassegnate:” Non potrà che andar male; a me le cose non possono andare bene. Certe cose non possono cambiare.”

3.  Per evitare di essere attaccato da questi pensieri. Occorre astenersi dal recitare il proprio dolore. Spesso il pessimismo acuto porta con se aspetti di autocompiacimento,  ci si atteggia in modo teatrale quasi si stesse interpretando la parte drammatica. Così si trasforma un momento parziale di difficoltà in un’identità fissa. Evitiamo di crogiolarci, perché potenziamo il pessimismo ricreando un attaccamento proprio verso i pensieri che ci trascinano in giù. Scegliere libri e film di tipi diversi, spesso senza accorgercene privilegiamo lettura impronta nichilista e film drammatici. Sebbene espresse artisticamente, entro in noi. Diversifichiamo la scelta. Frequentate persone costruttive. Per un buon equilibrio psichico, se siamo tendenzialmente pessimisti. La frequentazione dovrebbero prevedere una buona percentuale di persone dall’ aspetto costruttivo, il cui rapporto con la realtà è ben presente e c’è fiducia nel futuro.

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