psicosomatica

Quando trattenere troppo, emozioni o stati d’animo, fa ammalare

Quando il trattenere emozioni o sentimenti  fa ammalare

 

Ipertensione, dermatite, cefalea hanno un tratto in comune; una diffusa tendenza a trattenere emozioni o sentimenti considerati sconvenienti.

Prima che diventi una patologia psichica o fisica, c’è un periodo nel quale si manifestano sintomi transitori che suonano come campanelli d’allarme.

Se li ascoltiamo nel modo giusto e cambiamo di conseguenza atteggiamento, ci danno la possibilità di evitare la malattia:

  • Il sistema nervoso sovraccarico di energia, anche di contenuti inespressi, al punto che qualsiasi altra richiesta gli suona come inopportuna
  • Tutta la vita che non riesce a emergere implode su se stessa, dando una sensazione di spossatezza ed un lieve atteggiamento depressivo.
  • Difficoltà ad addormentarsi. Poiché anche solo inconsciamente, percepiamo di non aver veramente vissuto durante il giorno. non vogliamo cedere alla notte per esprimere almeno qualcosa di noi.

E’ significativo il fatto che il 95% delle ipertensioni arteriose venga chiamato, dalla medicina ufficiale , ipertensione essenziale, che significa assenza di una causa organica evidente.

A parte i casi legati all’ereditarietà,  si può far riferimento al fatto che l’essenza della persona “non esce”, non ha spazio nel quotidiano. Il soggetto magari vive molto intensamente ma una parte importante della sua natura non si manifesta.

A rimanere trattenute possono essere

  • Innanzitutto emozioni; rabbia, gioia, commozione
  • Sentimenti: d’ amore, d’affetto e d’odio,
  • Anche opinioni, contrarietà, rifiuto, progetti, desideri e fantasie e la spontaneità

Ma perché molti si trattengono così tanto ?

Paradossalmente la causa principale sembra risiedere proprio nell’eccesso di comunicazione.

Infatti tutta questa possibilità espressiva “nell’epoca delle chat e dei social”, impedisce di selezionare nel modo migliore le cose che sono veramente  da dire.

L’importanza attribuita all’immagine di se, è diventata così prioritaria che molti, a costo dimostrarsi nel modo socialmente più accettabile, finiscono per rimuovere dalle relazioni gli aspetti, seppure importanti, che potrebbero intaccarla.

La persona trattenuta non è una che non parla o che ha una scarsa vita di relazione.

Il  problema risiede principalmente nel non accorgersi di mettere in atto questo comportamento.

E’ ad esempio, il caso di una donna che trattiene la sua libido: energia legata al piacere , dell’entusiasmo e della soddisfazione.In nome di obiettivi di carriere da raggiungere a ogni costo per qualche forma di narcisismo, oppure in nome di una dedizione totale alla famiglia, per un arcaico ma ancora attuale atteggiamento sacrificale.

Questa donna sta trattenendo gran parte della sua energia vitale che riguarda se stessa, cioè la parte che esprime la sua natura, la sua essenza, la sua tendenza a divenire e a evolversi, e che avrebbe la necessità di esprimersi.

  1. Come intervenire, non bisogna stressarsi più di quanto già non lo si è. Non occorre aumentare la quantità di comunicazione.
  2. E’ fondamentale invece iniziare ad ascoltarsi meglio, nell’interiorità e nel corpo. Per sentire se dentro di noi vi sia una tensione, una pressione, un borbottio, come metafora la pentola di fagioli che bolle sul fuoco oppure una marcata insofferenza, una scontentezza cronica.
  3. Cercare di leggerla , cioè capire da dove arrivi, quale parte di noi sta cercando di farsi largo attraverso la coltre di negazione dentro la quale l’abbiamo avvolta.
  1. Se avete difficoltà a individuare la parte di sé trattenuta. Fondamentale è l’ interpretazione dei segni, psichici e fisici,anche con l’aiuto di una psicoterapia, che spontaneamente si manifestano. Sono, al contempo sia dei surrogati della parte non vissuta sia delle richieste di attenzione di questa parte che non vuole essere trascurata.
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